TUTTI PATRIOTI QUANDO CI ATTACCA UN BELGA, MA CHI SFASCIA QUESTO PAESE È ITALIANISSIMO

L’intervento di Guy Verhofstadt


Ieri sera, al Parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo, è andato in scena uno dei momenti più bassi nella storia dell’Italia all’interno delle istituzioni europee. L’eurodeputato dell’Alde Guy Verhofstadt, lo stesso che due anni fa si era preso gioco di Beppe Grillo aprendo e chiudendo a un’alleanza del proprio gruppo con il M5S nel giro di 24 ore, ha letteralmente umiliato il Presidente del Consiglio Italiano Conte. “Quando la smetterà di fare il burattino di Salvini e Di Maio?” ha tuonato senza mezzi termini Verhofstadt, spiegandogli la differenza tra uno statista e un piazzista (“Non avete una sola strategia per la crescita, ma solo una tattica per farvi rieleggere”), tra un governo e una banda di cialtroni.

Scatenando – e questa è la parte più entusiasmante – la reazione stizzita di più o meno l’intero Movimento 5 Stelle (a parte Di Maio, ancora in letargo insieme agli orsi marsicani). All’improvviso questi miracolati della politica sono diventati tutti istituzionali, tutti schizzinosetti, facendo a gara sui social per venire in soccorso del capo (o presunto tale) maltrattato “in modo inaccettabile”. I più temerari hanno chiesto addirittura provvedimenti immediati da parte dell’Unione europea nei confronti di Verhofstadt, reo – a loro dire – di vilipendio nei confronti del “popolo italiano”. Che coraggio, proprio loro che l’Italia e l’Unione le stanno sfasciando giorno per giorno, non con le proprie idee o coi propri programmi ma con la loro ignoranza e incompetenza (Venezuela e recessione vi dicono niente?).

Giuseppe Conte in una caricatura

Ma, se tutto si fosse limitato a una mera polemica a distanza tra due partiti europei (Alde e M5S), non ci sarebbe stato nulla di strano. Il problema è che il veemente attacco di Verhofstadt, per giunta in un italiano quasi perfetto – a rendere l’umiliazione completa – ha avuto il tanto prevedibile quanto banale effetto di risvegliare all’improvviso l’orgoglio patriottico ferito degli italiani. Su Facebook e Twitter è tutto un florilegio di insulti, offese, retorica nazionalista da barzelletta verso il “crucco” arrogante e mitologia sovranista da bar contro gli “eurocrati” brutti e cattivi. Siamo fermi qui, non se ne esce. E non c’è verso di fare notare ai patrioti del martedì sera che non siamo di fronte a una partita di calcio tra Belgio e Italia ma allo scontro, acceso e legittimo (financo auspicabile), tra due partiti di quell’unica grande patria che si chiama Europa. Ieri, in quell’aula di Strasburgo, io non mi sono sentito rappresentato come italiano dal Presidente Conte, bensì come europeo dalle parole di Guy Verhofstadt.

Guy Verhofstadt

È un popolo senza futuro quel popolo che si riscopre italiano solo quando un europarlamentare belga osa criticare il proprio “governo sovrano” (copyright Toninelli), ma non alza un sopracciglio quando, per mesi, gli italianissimi barbari che siedono nell’esecutivo devastavano le fondamenta democratiche, sociali e civili di questo Paese. Quelli che oggi gridano alla “sovranità violata” sono gli stessi che, appena una settimana fa, si facevano i selfie con i gilet gialli che stanno mettendo a ferro e fuoco la Francia. Immaginatevi solo cosa sarebbe successo se il vicepresidente francese fosse calato in Italia per farsi un selfie con gli antagonisti che manifestano contro Salvini. Nella migliore delle ipotesi, avremmo schierato l’esercito al confine.

Se penso a cosa è diventata l’Italia in Europa, mi sanguina il cuore. 
Se l’opposizione nel nostro Paese avesse un decimo della forza e della chiarezza di Guy Verhofstadt, forse non ci troveremmo a questo punto.
Se Altiero Spinelli, al confino a Ventotene, avesse saputo chi si sarebbe seduto, un giorno, tra quei banchi a Strasburgo, probabilmente oggi l’Europa non esisterebbe neppure.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.