SÌ, SIAMO MIGLIORI DI CHI ODIA, ED È ARRIVATA L’ORA DI DIRLO AD ALTA VOCE

Lo slogan di una ragazza, finita nel mirino degli hater.


Ti dicono: “Credete di essere migliori di noi”.
E la verità è che, sì, francamente credo di essere migliore di gente che augura a una donna uno stupro di gruppo, invoca Auschwitz per i migranti o che ti sparino in bocca.

Ti scrivono: “Pensate di essere tanto intelligenti solo perché avete studiato” e non hai cuore di dirgli che quella non è intelligenza, al massimo si chiama cultura. E, a differenza di rubare 49 milioni di euro, non è vietata per legge.

Ti sfidano: “Tutti buonisti a parole, ma perché non ve li prendete a casa vostra?” e, con calma, provi a spiegargli che paghiamo le tasse proprio per garantire un sistema in cui dei professionisti del settore si occupino di accoglienza con competenza, mezzi e risorse, e che è così che funziona in una società civile più o meno dal Medioevo in poi, ma che, se ci fosse necessità, certo, saremmo felici di ospitarli. E accade continuamente, solo che non affittiamo la quarta di copertina del “Corriere” per farlo sapere.

Uno sbarco di migranti a Trapani

Ti incalzano: “Parlate sempre di Carola e non una parola sui bambini venduti dal Pd a Bibbiano”, e, per la sessantesima volta, provi a spiegargli invano la differenza tra un caso di cronaca e un’emergenza umanitaria, che accusare il Pd di quella vicenda non solo è folle e sciagurato ma si chiama diffamazione e che, infine, nessun bambino starà meglio se impediamo a 40 disperati di sbarcare in Italia 1000 chilometri più a sud.

Ti riempiono di domande spulciate da qualche parte e incollate (male) con più puntini di sospensione che acca, senza averle neanche capite. E, se non gli rispondi dopo cinque minuti, sono convinti di averti inchiodato, mentre tu in realtà stai solo pensando che queste persone hanno diritto di voto come te. E hanno ripreso ad esercitarlo, mentre il tuo brillante ex compagno di corso ora vive a Londra, a Parigi, a Bruxelles e non vota più in Italia da un lustro abbondante.

Emma Marrone (a sinistra) e Carola Racket

Ti vomitano: “Frocio. Ebreo. Sporco comunista. Ti devono mettere nei forni!” e, appena vedono sventolare una minaccia di querela, diventano docili come agnellini e in privato giurano che loro non sono così, che non pensano quelle cose e magari fanno pure volontariato il giovedì sera.

Io non ho paura di quello che dicono, scrivono o postano, ma delle migliaia di persone che li leggeranno, che poi diventano centinaia di migliaia, milioni, in un circolo vizioso senza fine. Perché c’è solo una cosa più contagiosa della menzogna: la violenza. C’è solo una cosa più contagiosa della violenza: l’ignoranza. E, quando compaiono tutte e tre insieme, quello si chiama fascismo. E sappiamo già come va a finire.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.