SI RITIRA CLAUDIO MARCHISIO, IL CAMPIONE CHE NON HA PAURA DI ESSERE UOMO

Claudio Marchisio


Di calciatori come Marchisio ne nasce uno ogni decennio. Di uomini come Claudio non ne nascono più, e quasi nessuno nella vita dà calci a un pallone. Sarà per questo che Claudio Marchisio ieri si è ritirato dal calcio giocato. Presto, prestissimo. A 33 anni, a un’età in cui altri raggiungono l’apice della propria carriera. Abbastanza tardi da essersi tolto quasi tutte le soddisfazioni che un atleta possa chiedere a questo sport.

Ma, prima che un campione in campo, Claudio è stato ed è un fuoriclasse fuori. Uno che ha preso posizione. Sempre. Anche quando non era comodo e sarebbe stato più conveniente tacere. Il 24 maggio 2017, pochi giorni prima della finale di Champions League col Real Madrid, un‘imbarcazione carica di migranti si rovescia a largo della Libia: 34 morti, tra cui anche alcuni bambini. Claudio scrive sui social:

“Viaggi della speranza che finiscono in tragedia per molte persone! Ancora corpi senza vita nel Mediterraneo. Come sta cambiando il mondo?

Le bestie reagiscono: “Pensa alla Champions che è più importante di questi 4 monnezzari.”

Il 20 giugno del 2018, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, compare in questa foto con un cartello, accompagnata da un breve testo. “E tu da che parte stai?” E anche allora: bordate, insulti, vomito addosso. Lui alza le spalle e tira dritto.

Claudiio Marchisio, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato

Pochi mesi dopo arriva la notizia del rapimento di Silvia Romano e Claudio le dedica un pensiero commovente.

“La nostra meglio gioventù che ci riempie d’orgoglio – scrive – il cui esempio vola sopra la tristezza dei pidocchi che la criticano.”

Più il corpo di Marchisio comincia a dare segni di cedimento, più l’impegno di Claudio cresce e si allarga: le battaglie sindacali dei pastori sardi, i matrimoni gay, di cui è da anni un’icona planetaria, la lotta contro il cambiamento climatico. Nel frattempo legge e consiglia John Krakauer, sostiene Slow Food, fa politica senza essere un politico.

Quando nel giugno scorso fa il giro del mondo la foto di un padre e un figlio morti avvinghiati dentro una maglia slabbrata sul Rio Grande mentre cercavano di attraversare il confine tra Usa e Messico, Claudio esplode: “Ma da cosa c**** ci stiamo proteggendo?” Più si espone, più finisce nel mirino degli hater, in un crescendo di intolleranza e offese. Lui, papà, se ne fa una ragione. “Devo insegnare ai miei figli solo a tirare calci a un pallone? Forse ho solo un po’ di coraggio: sono consapevole di espormi a commenti feroci, però dico la mia. Vedo che l’infelicità si sta trasformando in odio ed è pericoloso che la politica solletichi certi timori.”

Oggi il calcio perde un campione straordinario. Noi guadagniamo un uomo coraggioso, finalmente libero di essere solo e semplicemente se stesso. Con buona pace dei suoi odiatori.
Auguri, Claudio. La vita rinizia oggi.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.