SE NON VOGLIAMO MORIRE PER DANZICA, ALLORA DIFENDIAMO L’EUROPA

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Ieri sera il sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, fermo oppositore del governo nazi-onalista di Kaczynski (noto compagno di merende di Salvini), è stato accoltellato al cuore da un fanatico durante un concerto di beneficenza, e oggi lotta tra la vita e la morte.

Insieme a lui, tutta la Polonia lotta tra la vita e la morte di una democrazia colpita alle sue fondamenta da una ventata d’odio, di oscurantismo e di sospensione dei diritti senza precedenti. Insieme alla Polonia, l’Ungheria è sottomessa dalle leggi schiavitù di Orban e trincerata dietro centinaia di chilometri di filo spinato. Insieme a loro, il gruppo di Visegrad ha teorizzato – e in questo momento sta mettendo in pratica – la fine del principio di comunità europea immaginato da un gruppo di sognatori italiani al confino a Ventotene.

Insieme a tutto questo, è l’intera Europa a combattere la sua battaglia forse decisiva per affermare i valori civili e democratici attorno a cui è nata oppure scomparire dalle carte geo-politiche di questo pianeta. L’Unione europea, così come la conosciamo, è prosperata tra difetti atavici e infinite contraddizioni, ma è l’ultimo baluardo che ci rimane contro i nuovi nazionalismi alle porte. È la nostra patria, il nostro destino.

Il sindaco di Danzica Pawel Adamowicz (a destra) e i momenti successivi all’agguato (a sin.)

Non vedo all’orizzonte battaglie più chiare, esatte e che abbia senso combattere di quella per la difesa della nostra identità europea. Oggi siamo ancora abbastanza fortunati da poterlo fare con un voto, prima che i coltelli chiamino le pistole, le pistole i carri armati, in un circolo vizioso che la storia continua a insegnarci, ma che non ricordiamo mai.

Vi scongiuro, di qui al prossimo 26 maggio, non sprechiamo questa enorme, forse ultima, occasione per affermare chi siamo, che idea d’Europa vogliamo lasciare ai nostri figli. A distanza di 80 anni, ancora una volta ci ritroviamo di fronte ad un nuovo, drammatico, interrogativo: val la pena morire per Danzica? Fermiamoci un attimo prima che questa domanda smetta di avere risposte e cominci a pretendere azioni. Nessuna nostra idea o convinzione vale un coltello piantato nel cuore. Eppure è un tributo che, oggi qualcuno ci impone di pagare. E allora, in fondo, è per questo che val la pena di lottare, prima che per qualunque altro profondo ideale politico e umano. Difendere l’Europa fino alle estreme conseguenze, se necessario, oggi significa combattere perché nessuno sia più costretto in futuro a morire per le proprie idee e i propri ideali. La chiamano anche democrazia. O, se preferite, civiltà.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.