REVOCARE LA CITTADINANZA A GOZI, ULTIMA FOLLIA DI MOSCHITALIA

Sandro Gozi

Pubblicato su Tpi il 31 luglio 2019

In un paese normale lo celebreremmo come uno dei nostri figli migliori. Alla peggio, lo rimpiangeremmo come un cervello in fuga, chiedendoci come abbiamo potuto farcelo scappare. Qui da noi, nell’Italia sovranista, nella provincia del mondo civilizzato, in questa exclave moscovita, prima Giorgia Meloni e poi lo stesso vicepremier del governo Luigi Di Maio hanno chiesto a gran voce la revoca della cittadinanza a Sandro Gozi con la bava alla bocca, come se fosse qualcosa che appartiene al potente di turno, che la può concedere o revocare a suo piacimento o per acclamazione popolare. La sua colpa? Essere stato chiamato da Macron come responsabile della politica europea del governo francese.

E pazienza se non esiste nessuna legge, norma o cavillo che permetta – per ora! – a chicchessia di togliere la cittadinanza a qualcuno per le sue idee politiche o, peggio, per antipatia personale. Ma tanto basta a folle bercianti per gridare alla “sovranità violata” e al “tradimento della patria” da vendicare ad ogni costo.

Eppure basterebbe compiere un gesto antico e rivoluzionario in questi tempi di gogne social e tribunali del popolo: andare a vedere cosa dice la legge. In particolare, la legge 91 del 1992 è chiarissima in materia di rinuncia e revoca della cittadinanza, e agli articoli 3 e 11 recita:

“(…) L’ordinamento italiano prevede alcuni casi nei quali la cittadinanza italiana può essere revocata: qualora, a seguito dell’acquisto conseguente ad un provvedimento di adozione, quest’ultima sia revocato per fatto imputabile all’adottato minorenne, salvo che questi abbia un’altra cittadinanza o possa riacquistarla. Se la revoca avviene rispetto ad un maggiorenne, questi conserva la cittadinanza italiana salvo il diritto a rinunciarvi entro un anno dalla data della revoca;qualora il cittadino abbia svolto attività in contrasto con i doveri di fedeltà verso lo Stato (pubblico impiego o servizio militare presso uno Stato estero e non ottemperanza all’ordine del Governo italiano di lasciare la carica, l’impiego o il servizio; svolgimento del servizio militare, accettazione di impiego o carica pubblica e/o acquisto volontario di cittadinanza di uno Stato estero in guerra con l’Italia) (…)”

Non risulta, ad oggi, che l’Italia sia entrata in guerra con la Francia (anche se stiamo facendo di tutto per arrivarci). Resta in piedi una seconda ipotesi, quella più credibile e verosimile: “Motivi politici”. Un’ipotesi avvalorata, paradossalmente, dallo stesso Di Maio nelle motivazioni con cui ha dichiarato di valutare la revoca della cittadinanza a Gozi.

“Se rappresenti e servi lo Stato italiano – ha spiegato il ministro del Lavoro italiano – e poi a un certo punto lo tradisci e ti vai ad arruolare nelle fila di un altro governo come responsabile della politica europea del governo Macron, allora bisogna valutare se togliergliela perché siamo di fronte a cosa una inquietante per cui per cui un nostro sottosegretario, anche se era del Pd, adesso diventa esponente di un altro governo con cui abbiamo molte cose in comune ma anche interessi confliggenti”.

Luigi Di Maio

In un florilegio di frasi fatte e accuse zoppicanti e prive di fondamento, c’è un particolare che non può sfuggire a un lettore attento. Quelle due letterine magiche: Pd. Che confermano, se mai ce ne fosse bisogno, come l’unico, vero, bersaglio di Di Maio non sia il Gozi politico e tecnico scelto da Macron per la sua esperienza e competenza in politica europea ma il Gozi esponente del Partito Democratico. Tanto – si sa – si finisce sempre lì, in un paese che annaspa nel fango della propaganda, e nella propaganda affogherà. E, da questo punto di vista, la legge sopracitata (la numero 91/92) non potrebbe essere più chiara:

“La cittadinanza italiana non può mai essere revocata per motivi politici.”

Punto. Basterebbe questo per dichiarare chiusa la partita. Ma c’è ancora un terzo passaggio del medesimo articolato che viene prontamente tirato fuori per giustificare le parole del governo. L’articolo in questione è questo, il 12 comma 1:

“Il cittadino italiano perde la cittadinanza se, avendo accettato un impiego pubblico od una carica pubblica da uno Stato o ente pubblico estero o da un ente internazionale cui non partecipi l’Italia, ovvero prestando servizio militare per uno Stato estero, non ottempera, nel termine fissato, all’intimazione che il Governo italiano puo’ rivolgergli di abbandonare l’impiego, la carica o il servizio militare.”

Secondo alcuni, queste quattro righe giustificherebbero la presa di posizione di Di Maio e del governo italiano. In realtà, se è possibile, rendono ancora più inquietante le parole pronunciate da uno dei principali esponenti di un governo fondatori e appartenenti all’Unione europea. Già perché, anche ammesso (e non concesso) che le ragioni della paventata revoca non siano di natura politica, un affondo pubblico così diretto e violento non è affatto giustificato dalla legge in materia.

Giorgia Meloni

In linea con la norma in questione, il governo avrebbe dovuto intimare in maniera formale a Gozi di abbandonare l’incarico, attendere i tempi previsti dai termini fissati. E, solo a quel punto, in mancanza di recesso dall’incarico, assumersi la responsabilità legale e politica di un simile atto, spiegando al Paese le ragioni di un tale gesto e se ritiene la Francia in qualche modo un paese ostile all’Italia, aprendo la strada a scenari molto più preoccupanti di quelle attuali. Insomma, non si tratterebbe affatto di un atto dovuto, né tantomeno della fredda applicazione di una legge dello Stato ma della scelta politica punitiva (senza giusta causa) di uno Stato nei confronti di un proprio cittadino e offensiva nei confronti di un paese amico, confinante, appartenente alla stessa Unione, con prevedibili – e preoccupanti – strascichi legali e politici dalle conseguenze difficilmente immaginabili. Tutto solo ed esclusivamente per fare un dispetto al Pd, in cambio di voti.

Ma, anche volendo prendere per buona l’ipotesi che il governo sia disposto ad andare fino in fondo, si troverebbe con le mani legate da una Convenzione, datata 1961 e ratificata dall’Italia nel 2015, sulla riduzione dell’apolidia, che all’articolo 8 (paragrafo 1) è chiarissima: “Uno Stato contraente non priverà una persona della sua cittadinanza, qualora tale privazione rendesse tale persona apolide.” Insomma, dove non arrivano la logica, il buon senso e le leggi italiane arrivano le convenzioni internazionali.

E arriviamo, inevitabilmente, alla vera questione sul tavolo: quella politica. Sintetizzata dallo stesso Di Maio con un’altra parola chiave che balza subito agli occhi: “tradimento”. Per Meloni, Di Maio e lo stesso Salvini ieri in un post sulla stessa lunghezza d’onda, Gozi non è nient’altro che un “traditore del popolo italiano”, in un tripudio di folle plaudenti.

E, se non avessimo perso ormai del tutto il senso dello Stato, ci ribelleremmo di fronte a una tale ondata di fango. E ricorderemmo a questi sovranisti di casa nostra che chi tradisce lo Stato italiano non è chi porta alto il nome dell’Italia in Europa e nel mondo, come nel caso di Gozi, ma chi svilisce e calpesta le sue istituzioni ogni giorno in patria: chi ruba 49 milioni di euro ai cittadini italiani, chi tenta di svendere il paese alla Russia per un pugno di rubli, chi benda un arrestato per eccitare i bassi istinti di un popolo analfabeta di diritto, chi usa la moto d’acqua della polizia come giocattolo del figlio, e chi ogni singolo giorno tace e si rende complice di tutto questo.

Questi sono i traditori del popolo italiano.

Come italiani, dovremmo essere orgogliosi di Sandro Gozi e del suo nuovo incarico. E augurarci, un giorno, di poter salutare anche qui da noi il primo sottosegretario francese alla Cultura o il primo ministro tedesco agli Affari europei. Si chiama Europa, è l’esperimento politico più visionario e di successo nella storia dell’umanità, è l’unica strada che abbiamo davanti a noi, è il futuro. Ed è meravglioso.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.