QUEL BIGLIETTO DEL TRENO CHE FA SENTIRE I RAZZISTI TUTTI “GIUSTIZIERI DELLA NOTTE”

Un biglietto del treno
Guardate bene questa foto. Guardatela per un attimo, e poi mettetela lì da parte.

Milano, 10 luglio. Un migrante non mostra il biglietto al controllore donna e il video fa il giro del web, postato addirittura sulla pagina di Matteo Salvini. Le ragioni del diniego e le spiegazioni dello straniero non sono chiare, ma tanto basta per attirare un passeggero, che si improvvisa capotreno: “A casa tua venivi preso a bastonate. Ringrazia che siamo ancora gentili”.

Campiglia, 24 luglio. Una ragazza maliana di 23 anni viene aggredita da un addetto alle pulizie sul Frecciabianca al grido di “Negra di m… lascia il posto a chi paga il biglietto”. E ancora: “C’avete tre strade e le abbiamo costruite noi nel ’39”. Lo so perché io su quel treno c’ero, e sono stato l’unico a intervenire.

Da qualche parte tra Milano e Verona, 30 luglio, ieri. Un uomo sulla cinquantina, vestito di verde, si rivolge a un ragazzo nero seduto. “Nero del c…, fammi vedere il biglietto. Io lo pago, tu no.”

Tre episodi nel giro di venti giorni, di uno dei quali sono stato testimone diretto.

Il treno è diventato ormai terreno di caccia per i razzisti di tutta Italia. E, se ci pensate, le ragioni sono semplici. E inquietanti.

1) La vittima spesso viaggia da sola in carrozze fatiscenti e semideserte, dove è più attaccabile e vulnerabile.

2) Le poche (o tante) persone che siedono nei paraggi non solo hanno smesso di indignarsi, ma fanno il tifo per il giustiziere della notte di turno, in nome di un improbabile revanscismo italico nei confronti dell’invasore straniero.

3) E infine la terza ragione. La più schifosa di tutte. La causa che, ogni volta, puntualmente ritorna. Ricordate quella foto? Quello. Il biglietto. Un misero biglietto del treno. Perché è proprio su quella manciata di euro che oggi i penultimi si vendicano sugli ultimi, che la feccia razzista si sente legittimata a far valere un’autoproclamata autorità, un atto di forza, una sorta di delirante “apartheid di classe”. Quasi che l’essere bianchi e italiani li rendesse, al cospetto di un africano, automaticamente pubblici ufficiali. E poco importa se il biglietto sia stato pagato o meno. Quello che puntualmente ritorna, in ognuno dei tre episodi, è lo sdoganamento finale, ormai spaventosamente accettato, che gli italiani sono padroni sui propri treni, e gli stranieri gli ospiti. E che, se vogliono, se lo ritengono, possono anche fare le veci del controllore e chiedere il biglietto.

Guardate che questa è l’Italia. Guardate che oggi tutto ciò sta diventando normale. Guardate che non c’è niente di più fascista.


Se ti è piaciuto l’articolo e condividi il nostro modo di fare informazione, clicca qui per sostenere il blog con una donazione libera e volontaria. Anche pochi euro per noi possono fare la differenza. Grazie!

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è donazione-paypall.jpe

 



Share:
Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.