PONTE MORANDI, LA TORTA E QUELL’INSOSTENIBILE INCAPACITÀ DI CHIEDERE SCUSA

La torta incriminata a forma di ponte e il taglio del Presidente Conte


Non avrei voluto tornare sull’argomento perché Genova e i genovesi meritano di più, e di meglio, che una polemica “social” su una torta troppo brutta per essere vera. Ma voi – sì, voi difensori del cattivo gusto e delle cause perse – avete il dono, rarissimo, di portare il livello del dibattito fino a territori di bassezza e abiezione irraggiungibili per noi comuni mortali. 

Sarebbe bastato chiedere scusa. Sarebbe bastato rivolgersi ai figli, alle mogli, alle madri, ai padri, ai fratelli, agli amici (alcuni dei quali conosco personalmente) di chi su un ponte troppo simile a quello ha perso la vita il 14 agosto scorso e dire qualcosa del tipo: “Non voleva essere un riferimento al Morandi, ma quella torta, quel ponte di marzapane, qualunque cosa rappresentasse, era incredibilmente, profondamente, fuoriluogo. Chiediamo scusa a chiunque si sia sentito toccato da quell’immagine.”

Ma avrebbe implicato avere sensibilità, empatia, intelligenza, cuore. E, se ti fai ritrarre ridendo di fronte a una torta del genere, è evidente che ti manca ognuno di questi tratti che ci rendono, in fin dei conti, umani. Avrebbe comportato vivere in un Paese che non ha smarrito del tutto il senso del pudore e che non è più l’Italia da tanto, troppo tempo. 

Il Ponte Morandi spezzato in due

E invece quello che è accaduto è che orde di 5 Stelle con la bava alla bocca (dal primo degli eletti fino all’ultimo dei simpatizzanti) sono intervenuti sui social per attaccare chiunque avesse osato mettere in dubbio l’opportunità di uno scatto del genere o si sia sentito ferito da quelle risate sguaiate, a neppure 7 mesi da una tragedia che ha cambiato per sempre le nostre vite, che per molti di noi sono ferme alle 11.36 del 14 agosto 2018.

Genova è una città che si muove a un tempo e con un respiro tutto suo, che aspira all’internazionalità ma, sotto sotto, è un paesone lungo lungo di poco più di 500mila anime, di cui la metà si conoscono tra loro. Non c’è probabilmente un genovese che quella mattina, su quel ponte, non abbia perso un amico, un parente o anche solo l’amico di un amico, un conoscente. Di sicuro non c’è uno solo di noi che quel ponte non l’abbia percorso almeno tre volte l’anno, attraversato, amato, odiato, consumato. Che ti piacesse o meno, che ne avessi o meno paura, tutto cominciava e finiva su quel ponte: il lavoro, le vacanze, i viaggi più o meno di piacere.

Per questo la foto di ieri – così come lo sono stati prima il modellino del nuovo ponte di Piano rotto in mille pezzi dalle mani goffe di Castellucci, il plastico di Toninelli da Vespa, la demolizione-spettacolo del moncone, con tanto di diretta Facebook, neanche fosse una casa abusiva dei Casamonica – è suonata così stonata, offensiva, inopportuna. E, più ancora della foto, lo è stata la reazione stizzita dei protagonisti: dai grillini che ululano alla luna gridando alla lesa maestà nei confronti dell”avvocato del popolo” ai vertici stessi di Fincantieri. Che, con la stessa, agghiacciante, freddezza, si sono preoccupati di più di arrampicarsi in immaginifici alambicchi mentali sul logo, sul ponte nuovo o vecchio, sugli stralli o meno, smentendosi e contraddicendosi da soli. Tutto pur di non pronunciare la sola e unica parola che migliaia di genovesi – e l’Italia con loro – avrebbero voluto ascoltare in quel momento: SCUSA!

In una delle sue poesie più iconiche, “L’amica di Nonna Speranza”, Guido Gozzano usava un nome preciso per definire una torta e una scena come quella immortalata nella foto: le “buone cose di pessimo gusto.” Una descrizione chirurgica per riferirsi a tutto ciò che è inutile, pacchiano, non necessario, ricoperto da una sottile patina di kitsch. Ma questa volta di “buono” davvero non è rimasto nulla.

Se ti è piaciuto l’articolo e condividi il nostro modo di fare informazione, clicca qui per sostenere il blog con una donazione libera e volontaria. Anche pochi euro per noi possono fare la differenza. Grazie!

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è donazione-paypall.jpe

Share:
Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.