POCHE PAROLE, MOLTI FATTI E UNA SERIETÀ ASSOLUTA. COSÌ CAROLA HA SCONFITTO SALVINI

Carola Rackete (a sinistra) e Matteo Salvini
Una si vede poco e parla ancora meno. E, quando lo fa, non è mai per caso. “Sono contenta di aver potuto spiegare ai magistrati ogni singolo dettaglio del salvataggio del 12 giugno scorso” ha detto dopo l’interrogatorio di ieri, ad Agrigento. Si chiama responsabilità.

L’altro parla 18 ore al giorno di quello che fa, delle porcate che mangia, dei gattini che salva. Ma, quando si tratta di riferire sui 65 milioni di dollari trattati dalla Lega a Mosca, diventa muto come un pesce.

Una non parla mai di sé, ma sempre delle vite che ha salvato, di quello che l’Europa può e deve fare (e non sta facendo) per i migranti. Si chiama politica.

L’altro non passano dieci minuti senza che la sua faccia gonfia spunti in una trasmissione, in una piazza, in una diretta Facebook. Ovunque, tranne che ai tavoli di Bruxelles o nel suo ufficio al Ministero a lavorare.

Una è stata insultata per settimane da milioni di italiani, tra cui diversi ministri e sottosegretari. È rimasta zitta, non ha battuto ciglio, ha lasciato passare la tempesta. Poi si è presentata in Tribunale con una querela di 14 pagine in cui c’era scritto tutto e ha chiesto che fossero sequestrati i social del ministro degli Interni. “Istigano all’odio” ha detto. Si chiama serietà.

L’altro non fa altro che parlare delle offese che riceve, delle minacce che subisce, posta ogni scritta sul muro contro di lui, evoca presunti attentati missilistici ai suoi danni, ma viene smentito dalla Procura un secondo dopo.

Una ha un curriculum che non finisce più, due o tre mestieri in mano oltre a quello di comandante, e ha dedicato la propria vita agli altri. Si chiama impegno civile.

L’altro non ha lavorato un giorno della sua vita. E, quando gli italiani si sveglieranno da quest’ipnosi collettiva, dovrà cercarsi un modo onesto per campare.

Uno non c’è giorno senza che parli di Carola.
L’altra, quando le hanno chiesto cosa pensa di Salvini, ha risposto: “Nulla. Non penso nulla.” E ha detto tutto. 

In fondo, è per questo che una sconosciuta ragazza tedesca di 31 anni ha
finito per mandare in tilt da sola la “Bestia”, riuscendo in appena
un mese dove per anni migliaia di oppositori, professionisti della politica e della comunicazione hanno fallito.

Quello che ti colpisce di Carola, al di là del coraggio, è quella tensione
morale che non la abbandona mai, in ogni sua uscita pubblica, quasi una sorta di consapevolezza di sé e del proprio ruolo che oggi, qui, in Italia, in questo periodo storico, la rende già una specie di marziana. Di Carola ti sorprende la serietà e la padronanza assoluta che conserva in ogni situazione, non importa quanto complessa, non importa quanto pericolosa o umiliante.

Chiunque di noi, catapultato senza preavviso nel pieno di una crisi politica, diplomatica e umanitaria di queste proporzioni, avrebbe finito per cedere all’emotività, inciampare, lasciarsi trascinare dalla macchina del fango in polemiche sterili e infinite, scivolare nella trappola che dal primo istante la “Bestia” le aveva preparato. Invece non ha sbagliato un colpo.

Ed è questo, se ci pensate, che mette così a disagio chi la odia e insulta. Con Carola le tradizionali – ed efficacissime – tecniche di demolizione controllata dell’avversario non funzionano. Come un muro di gomma, negli ultimi 20 giorni ha rispedito indietro con gli interessi ogni attacco, offesa, minaccia. E non c’è niente di più disturbante per un leghista.  

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.