PERCHÉ IL REDDITO DI CITTADINANZA È COME LA “CORAZZATA POTËMKIN”

Luigi Di Maio presenta la Rdc card


Speravo di non vivere abbastanza a lungo da vedere entrare in vigore il Reddito di cittadinanza, la misura più populista, pericolosa e devastante che mente politica abbia concepito in Italia dalla Fini-Giovanardi. Una sorta di “corazzata Potëmkin”, per essere fini coi sinonimi. Ma, anche nel peggiore degli scenari possibili, mai avrei immaginato di vedere Luigi Di Maio che, come una specie di mago Silvan in bolletta (ma con meno titoli di studio), toglie il velo dalla RdC card, custodita – chissà perché – dentro un coprivassoio da pensione di quart’ordine.

Non doveva succedere. Non in Italia. Non così. Invece non solo è successo, ma, se osi storcere il naso, all’istante sei etichettato con epiteti che vanno dal “privilegiato” al “radical chic”, se sei fortunato. Se ti va male, sei direttamente un “pidiota”. E allora vale la pena prendersi un po’ di tempo per fare chiarezza una volta per tutte sui limiti, le criticità e le conseguenze incalcolabili che il Reddito di cittadinanza rischia di avere non solo su un’intera generazione di lavoratori ma, soprattutto, sui lavoratori di domani, sui nostri figli, che pagheranno – una volta di più – per tutti il delirio da consenso di questi cialtroni del sovranismo.

Ecco, nel dettaglio, una sorta di diario minimo per fare luce sui tanti, troppi, nodi irrisolti del RdC, come ribadito dalla quasi totalità dei principali economisti, analisti e addetti ai lavori italiani. Tutti pericolosi laureati.

1) Scoraggia la ricerca del lavoro

In un Paese in cui il reddito mediano degli under 30 si attesta sugli 830 al mese, una misura che ti riconosce, a breve-medio termine, senza alcun bisogno di lavorare, una sorta di paghetta mensile di 780 euro inevitabilmente scoraggerà la ricerca di un impiego, rimandandola e prorogandola nel tempo. Trasposto su una platea di milioni di persone, l’effetto sui già preoccupanti dati sull’occupazione – giovanile e non solo – si preannuncia devastante: una bomba ad orologeria sociale a cui è stata appena accesa la miccia.

2) Lo Stato-padrone

Ma ancor più devastante  è il messaggio che questo governo manda ai suoi cittadini: non preoccupatevi di cercare lavoro o di creare reddito, lo Stato ci penserà per voi. Di più: sarà lo Stato ad occuparvi di voi, in un concetto di welfare in bilico tra un sovranismo d’accatto e il Venezuela di Maduro. Nessuna traccia di investimenti, di sviluppo, di politiche di sostegno concreto alle imprese. Con l’unico risultato di esasperare ulteriormente l’assistenzialismo in un paese che, invece, avrebbe un disperato bisogno di uscire dalle logiche perverse del parassitismo di stato. Invece di infrangere finalmente l’argine tra “chi è dentro” e “chi è fuori”, tra i padri iper-garantiti e i figli senza tutele, il RdC promette, in sostanza, quello che non potrà mai mantenere: tutti dentro, garanzie per tutti, la povertà abolita per legge. Quando non riesce ad abolirla neppure per chi è povero davvero.

3) Non è un paese per famiglie

Invece di aiutare chi ha realmente bisogno, come le famiglie numerose, il Rdc si rivolge soprattutto ai single, che, secondo le stime dell’Inps, non solo rappresentano il 55% della platea totale ma riceveranno in proporzione gli importi più elevati. Tanto per fare un esempio, nel Reddito di Inclusione targato Pd i single non andavano oltre a un quarto del totale.

photo @ga

4) Pagheranno i nostri figli

La Corte dei Conti avverte che la misura peserà per 17 miliardi di euro in termini di deficit e debito pubblico dei prossimi tre anni, in un Paese che si porta ancora sul groppone un debito pubblico “monstre” di oltre il 130% del PIL. Tradotto: è come se un padre di famiglia, indebitato fino al collo, invece di pagare le bollette, mantenere i conti in ordine e accordarsi coi creditori, per conquistare l’amore dei figli (o, in questo caso, un voto), si indebitasse ulteriormente per potergli raddoppiare la paghetta di qui al prossimo anno e mezzo. Il resto della storia purtroppo rischiamo di conoscerlo presto. Molto presto.

5) Ma quale lavoro?

Dice il Vangelo secondo Luigi: “Non è mero assistenzalismo, ma una misura che incentiva il lavoro”. Quante volte l’abbiamo sentita questa frase? E allora proviamo a fare due conti. Qua stiamo parlando di 3 offerte di lavoro ad una platea di 5 milioni di persone nei prossimi 18 mesi. In totale fanno 15 milioni di potenziali posti di lavoro nel prossimo anno e mezzo (Berlusconi volevano ricoverarlo per molto meno). A questo punto il dubbio viene: ma se c’è così tanto lavoro in Italia, qualcuno ci spieghi: che bisogno c’era del reddito di cittadinanza?

6) La macchina organizzativa colabrodo

Il tutto senza contare la totale impreparazione dell’intera macchina organizzativa che dovrebbe garantire l’attuazione pratica del Rdc: dalle poste ai centri per l’impiego, agli enti di formazione, sino alla mitologica figura dei “navigator”, che al termine dei 18 mesi saranno, con ogni probabilità, gli unici ad aver trovato un lavoro.

7) Dalla lotta alla povertà alla lotta ai poveri

Ma la vera beffa riguarda i veri ultimi della nostra società, gli unici per cui una misura del genere non solo sarebbe necessaria ma doverosa. Ebbene, saranno proprio loro, i senzatetto e senza fissa dimora, a non poter accedere al Reddito di cittadinanza, in quanto sprovvisti di una residenza che consente di accedere ai benefici della misura. L’Istat calcola che il 95% dei senzatetto censiti nel nostro Paese (oltre 50mila persone) non riceverà un solo euro di sussidio. Sarebbe bastato dare il tempo ai comuni di mettersi in regola, offrendo a queste persone una residenza fittizia, pianificando misure ad hoc o concedendo deroghe urgenti e speciali. Ma, per farlo, bisognava essere competenti. E poi, si sa, l’importante è che la povertà sia stata abolita sui social e sui balconi. La realtà, ancora una volta, può attendere.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.