PERCHÉ GLI ITALIANI ODIANO TANTO SAVIANO? È UNA QUESTIONE FISICA

Roberto Saviano ieri a Propaganda Live


Guardi questo ragazzo di 40 anni che ha più vita addosso di un uomo di 80 e non puoi fare a meno di chiederti dove. Dove accade di preciso che questo flusso di comunicazione, idee e umanità si interrompe. Sembra persino pazzesco che accada, ma accade. Continuamente. Accade che interi pezzi di mondo all’apparenza così chiari, così terribili nella loro evidenza, non arrivino alla testa, al cuore e neppure alla pancia di decine di milioni di persone: la maggioranza degli italiani.

Detta così, sembra un fatto di gusto, una mera questione soggettiva. “Non mi piace Saviano, che male c’è?” diranno, direte. In realtà questa cosa ci riguarda tutti. Un uomo privo di empatia è un uomo solo; un gruppo di persone senza empatia è senza speranza; un Paese che non sa più provare empatia è senza futuro. Quando rinunci a metterti nei panni di un migrante che scappa da guerra, fame e miseria, di un carcerato che sconta l’ergastolo, di un uomo “giustiziato” a freddo per un po’ di gasolio, in quel momento stai rinunciando a pretendere un diritto che è di tutti noi, anche tuo. E, rifiutandolo, lo stai negando per tutti.

Vi siete mai chiesti perché Roberto Saviano è la persona più odiata oggi in Italia? Non nascondiamoci dietro a un dito, è così, lo sapete che è così. Lo sappiamo noi e lo sa lui. Perché si espone? Sì, certo, anche. Perché non risparmia nessuno, a destra come a sinistra? Di sicuro non aiuta. Ma non è neanche questo il motivo. C’è una ragione più profonda che ho capito tardi. Mi ci sono voluti anni di monologhi, interventi, interviste, poi l’ho capito. Perché Roberto pensa “fisicamente”. In ogni cosa che fa o dice mette ogni cellula del proprio corpo. Il corpo come “antidoto contro l’ideologia”, come ci ha insegnato Marco Cappato. Il corpo di un uomo è più pericoloso di un carro armato perché, a sua volta, ti costringe a farti tu corpo, oppure a reagire. E non c’è nulla oggi in Italia, e più estesamente in quest’epoca storica, che meno siamo disposti a fare che mettere il nostro corpo davanti alle nostre idee.

Roberto Saviano

Altri ti chiedono genericamente di immedesimarti, di restare umani, ti concedono tempo, fiato, respiro; Saviano no. Saviano ti impone di decidere chi sei ora, subito, in quel preciso istante, non ti lascia scampo né tregua. Non è un caso che ami e abbia praticato per anni la boxe. Perché è questo che è Roberto quando parla: un pugile sul ring. Non c’è tempo, come lui non ha avuto tempo di decidere se questa era la vita che voleva vivere. Saviano ti scava dentro, ti obbliga, anche solo per un istante, a mettere in gioco almeno un grammo del tuo corpo, come lui lo mette in ogni attimo della sua vita, senza che nessuno gli abbia chiesto se era così che se la immaginava. A quel punto non hai scelta: o lo segui o lo odi, e in entrambi i casi lo farai in modo viscerale. Quasi tutti scelgono la strada più ovvia, più comoda, la risposta più semplice, la balla più auto-assolutoria, l’insulto più sguaiato, la versione di se stessi e degli altri più rassicurante.

Abbiamo costruito un’intera società, creato leader e votato partiti, con l’unico scopo di sfuggire all’idea disturbante di provare fisicamente empatia. Ogni volta che Saviano apre bocca, ci costringe a fare i conti oggi con chi abbiamo scelto di essere domani. Per questo lo odiano, mica per altro. Odiare è il sentimento più puro, potente e fisico che abbiamo e l’unico di cui capiamo e sappiamo tutto. È lo stesso odio nei confronti di chi fisicamente salva vite in mare, verso i preti di strada che fisicamente accolgono gli ultimi nelle proprie comunità, le donne che fisicamente dispongono del proprio corpo. O ci sforziamo di toccarlo, di sentirlo, questo odio o finirà per sfuggire al nostro controllo. Sta già accadendo, è già tardi. Il problema è che continuiamo a pensare a come fermarlo, e invece basterebbe fare come Roberto: diventare noi quell’idea, quel rifiuto della barbarie, nel nostro piccolo quotidiano, con atti e azioni concreti di disobbedienza civile. Altrimenti significa che non ne valeva la pena.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.