PAPETE SI È GUADAGNATO DIGNITÀ E STIMA. MA PER I RAZZISTI “RUBA IL LAVORO AGLI ITALIANI”

Papete (credit Conad)

Pubblicato su Tpi il 28 settembre

Sassari, pochi giorni fa, supermercato Conad di via Gramsci. Dalla porta scorrevole entra un ragazzo, il suo nome è Papete (con una sola “e”), ma è la persona più lontana che possiate immaginare dalla discoteca di Milano Marittima che ha tenuto in ostaggio per un’estate la politica italiana. Papete ha poco più di vent’anni, viene dall’Africa e ha una voglia incredibile di lavorare. Qualunque cosa, non importa. Ma “fatemi lavorare”.

Papete è fortunato, perché il supermercato in questione in quel momento cerca un carrellista. Un addetto alla gestione dei carrelli che all’occorrenza aiuti i clienti, soprattutto anziani, a caricare le auto coi sacchetti della spesa. È l’unico supermercato ad offrire questo servizio in tutta la città, e i responsabili decidono di metterlo alla prova. In pochi giorni Papete conquista tutti. Sempre un sorriso, sempre una mano in più e una parola gentile per tutti. Al punto che giovedì, sulla pagina Facebook del supermarket, compare la sua foto e un post. “Qui regna il sorriso grazie anche a Papete. Una bella persona che si renderà disponibile nella gestione dei carrelli all’interno del nostro Superstore.”

Boom!

In poche ore il post viene inondato – tra i tanti apprezzamenti, va detto – da una pioggia di commenti rabbiosi e indignati. “Pure mio marito lo avrebbe fatto se lo avessero chiamato – scrive una signora – E mio marito è italiano.” E ancora, l’evergreen: “Prima i sardi”. “E poi ci sono i sassaresi in coda alla Caritas.” Qualcuno mette persino in dubbio la trasparenza dell’operazione: “Chissà se è in regola o gli danno una miseria per lavorare.” In tutto si contano decine di commenti – alcuni dei quali poi cancellati – che accusano Papete di rubare il lavoro agli italiani e il supermercato di razzismo al contrario.

Ma nessuno dei leoni da tastiera insorti su Facebook si è reso conto di un piccolo, ma non trascurabile, dettaglio: a differenza di molti disoccupati italiani, Papete si è presentato spontaneamente, senza aspettare che qualcuno lo chiamasse. Senza attendere che il lavoro cadesse dal cielo. Non ha rubato nulla. Si è solo guadagnato un piccolissimo spazio e sprazzo di dignità in un Paese in cui la dignità, se sei nero, sei migrante, ti è negata per legge.

Dentro ognuno di questi commenti carichi d’odio c’è tutta l’ipocrisia dei sovranisti di casa nostra, che si indignano quando vedono qualche migrante davanti a una stazione “a non far nulla” o a chiedere l’elemosina davanti a un supermercato. Ma quando uno come Papete entra in quel supermercato, si dà da fare, lavora, contribuisce alla comunità di cui fa parte, gli dicono che “ruba il lavoro agli italiani.” Non ha un senso, non ha una logica, non ha un perché. Per questo si chiama razzismo.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.