NON C’È LAUREA CHE VALGA UNA VITA VISSUTA DA TERESA BELLANOVA

Teresa Bellanova


Criticate pure il governo, gridate pure all”inciucio”, prendetevela pure con la sinistra, col Pd, col Padreterno. Ma giù le vostre mani e bocche miserabili da questa donna. Che avrà pure la terza media, ma ha fatto più lei nella sua vita per questo Paese di tutti gli esponenti della Lega messi insieme negli ultimi 30 anni. Ha visto più sofferenza lei di quanta qualunque ministro, deputato o senatore abbia dovuto toccare, subire, sfiorare o anche solo immaginare. Ed è un peccato.

Mentre Salvini ancora gattonava e la Meloni neanche era stata concepita, a 16 anni Teresa Bellanova si spaccava la schiena come bracciante sotto 50 gradi al sole nella provincia barese. Non c’era tempo per studiare. Non c’erano soldi. Non c’era altro che terra. E, quando ha toccato con mano la condizione drammatica dei lavoratori a chiamata, quando la parola migrante neanche esisteva o era solo un participio presente, quando ha sentito sulla propria pelle cosa significava essere donna e operaia alla fine degli anni ‘70 sotto un padrone maschio per poche lire e un sudore infinito, a 20 anni Teresa ha capito che doveva diventare sindacalista. Come coordinatrice delle donne Federbraccianti, ha girato in lungo e in largo la Puglia per combattere il caporalato, senza mai smettere di lavorare. Negli anni in cui i diritti del lavoro cominciavano a cadere uno dopo l’altro, ha combattuto in trincea nel sindacato, con ruoli via via più di responsabilità, sempre aspettando il proprio turno, senza mai scalciare o saltare una tappa, sempre nel suo Meridione, a cui ha dato tutto. E, nella seconda parte della sua vita, ha deciso di prestare alla politica i tre decenni di esperienza accumulata. Anche qui facendo la gavetta, prima coi Ds, poi alla Camera con l’Ulivo, infine col Pd come sottosegretaria e viceministra al Lavoro sotto i governi Renzi e Gentiloni, dove ha visto passare davanti i dossier più delicati della storia recente, mettendoci sempre la faccia e tavolta prendendosi i fischi, come all’Ilva di Taranto, sempre sapendo che non esistono risposte facili a problemi di una complessità inaudita.

Ho un tremendo rispetto per questa donna di 61 anni che, dopo aver respirato terra e ingoiato fango per due terzi della sua esistenza, ha avuto in sorte di diventare ministro. Ministro dell’Agricoltura. Sì, proprio lei, con la sua terza media. Lei che avrebbe potuto prendersela col mondo, scendere in piazza insieme ad altri milioni di persone e urlare contro la casta, prendersela coi poteri forti, risolvere tutto con un “vaffa”, avrebbe potuto vomitare bile contro chi ha avuto il privilegio di studiare. Ma sarebbe stato facile. Sarebbe stato comodo. E Teresa la parola facile non sa neppure cosa significhi.

Chi crede nel valore profondo della competenza e del merito oggi fa gli auguri di buon lavoro a questa donna meravigliosa e ringrazia se esistono ancora persone come Teresa che hanno voglia di dedicarsi alla cosa pubblica, sfidando ipocrisie e insulti sessisti, con un meraviglioso abito blu Klein sbattuto in faccia agli hater con un sorriso al momento del giuramento, mentre ovunque siamo circondati da arroganti signor nessuno che non sanno cosa sia il lavoro, la dignità, il rispetto.

Non so se Teresa Bellanova sarà un buono o un cattivo ministro dell’Agricoltura. So che non c’è oggi in Italia uomo o donna che meriti di sedere su quella poltrona più di lei. E di questi tempi, credetemi, è già un miracolo.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.