NEL WORLD RADIO DAY EUROPHONICA RIACCENDE I MICROFONI IN MEMORIA DI ANTONIO MEGALIZZI

Antonio Megalizzi


Oggi è la Giornata internazionale della Radio e il mio pensiero va allo studio radiofonico europeo dove di recente il Presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, ha intitolato alla memoria di Antonio e Bartosz, i due giovani vittime dell’attentato terroristico di Strasburgo che lavoravano a Europhonica, una rete di radio universitarie di diversi Paesi europei. Nata il 1° settembre 2015, vissuta in piena autonomia e senza alcun genere di sostegno economico discutendo, anche con idee molto diverse e non necessariamente tutte pro-europeiste di Unione Europea, Europhonica era il progetto per raccontare ciò che succede nel palazzo cercando sempre il punto di contatto con il pubblico.

Avevano spento i microfoni all’indomani dell’11 dicembre 2018, i colleghi e amici di Antonio Megalizzi e Bartosz Orent-Niedzielski quando questi erano stati colpiti mortalmente a Strasburgo, nel corso di un attentato, dove si trovavano per seguire una sessione del Parlamento europeo.

Due mesi dopo, i loro colleghi, giovani studenti universitari, sono di nuovo a Strasburgo per riaccendere quei microfoni e tornare a raccontare la sessione parlamentare, proprio in nome di Antonio e Bartosz, con la determinazione dei giovani che hanno un obiettivo, un’idea e un progetto: quello di raccontare ai coetanei, studenti universitari, ma non solo, “l’Unione europea: è una macchina difficile da far capire”, come afferma Caterina Moser, tra i protagonisti di questa esperienza. “Non siamo i più bravi e non certo i primi, ma con la forza della sola passione abbiamo avuto sempre in mente di servire un unico pubblico, il più difficile di tutti, i giovani”.

A proposito di radio e dintorni è notizia recente il fatto che Radio Radicale, storico canale radio di aggiornamento e approfondimento nato nel 1975, stia per chiudere per mancanza di fondi e a causa dei tagli effettuati dall’attuale Governo al settore dell’editoria.

In considerazione del ruolo che svolge, sarebbe giusto e doveroso chiedere con forza al Governo italiano di ripensarci e di trovare un modo per mantenere il servizio offerto da questa radio.

Per chi non lo sapesse, Radio Radicale è un’emittente radiofonica che trasmette e pubblica online ogni giorno notizie relative al Parlamento e i principali eventi di attualità politica e istituzionale.

Di proprietà dell’Associazione Politica Lista Marco Pannella, legata al Partito Radicale, con sede a Roma e copertura nazionale, è riconosciuta dal Governo italiano come “impresa radiofonica che svolge attività di informazione di interesse generale” ed è stata la prima radio italiana a occuparsi esclusivamente di politica.

photo @ga

La politica editoriale di Radio Radicale si è sempre basata sulla pubblicità delle istituzioni e sulla loro reale accessibilità ai cittadini, introducendo in Italia un modello di informazione politica caratterizzato da due regole:

  1. la trasmissione integrale degli eventi politici
  2. l’eliminazione della mediazione giornalistica

Proprio in virtù di questa scelta la redazione è rimasta piuttosto snella (si tratta di circa 15 persone tra redattori e collaboratori).

Il palinsesto ruota intorno ai lavori del Parlamento, in quanto la radio è obbligata dalla convenzione con il Ministero delle Comunicazioni a trasmettere nel corso dell’anno almeno il 60% delle sedute delle due Camere nella fascia oraria che va dalle 8 alle 20. Nel tempo residuo, Radio Radicale documenta anche l’attività di altre istituzioni (Consigli comunali, Corte dei Conti, Consiglio Superiore della Magistratura, Parlamento europeo), congressi, festival e maggiori assemblee di tutti i partiti politici, convegni organizzati dalle maggiori associazioni del mondo del lavoro e dell’impresa, manifestazioni o conferenze stampa di particolare interesse, dibattiti e presentazioni di libri.

Tra gli appuntamenti fissi nel palinsesto il più noto è la rassegna stampa dei quotidiani “Stampa e Regime”, che offre una lettura dei giornali con un’angolatura “critica” delle loro scelte rispetto a quel che accade nel mondo, fornendo una panoramica degli avvenimenti del giorno, i protagonisti del dibattito politico e il confronto tra le opinioni.

I notiziari dell’emittente sono prevalentemente costruiti intorno alle interviste e alla lettura delle notizie di agenzia.

Speciale giustizia e Osservatorio giustizia sono tradizionali rubriche della Radio dedicate alla cronaca giudiziaria e alla trasmissione integrale delle udienze dei più importanti processi, selezionati in base alla rilevanza sociale e politica. Sono a volte trasmessi anche convegni delle associazioni dei magistrati e dell’avvocatura o riguardanti il mondo della giustizia.

La rubrica Osservatorio giustizia è curata da Lorena D’Urso, figlia del magistrato Giovanni D’Urso, preso in ostaggio dalle Brigate Rosse nel 1980.

Lo spazio destinato ai politici e in particolare ai parlamentari, grazie alla presenza dei corrispondenti in ciascuna delle due Camere, è un altro elemento caratterizzante della programmazione di Radio Radicale, nota per mantenere sempre un certo equilibrio nella distribuzione degli spazi destinati ai diversi schieramenti.

I politici spesso partecipano anche al “filodiretto“, lo spazio di dialogo con gli ascoltatori, senza limiti di accesso e con il solo vincolo dei 40 secondi per ciascuna telefonata.

Ogni giorno Radio Radicale registra almeno il doppio se non il triplo di documenti rispetto alle 24 ore di trasmissione giornaliera.

Chiudere Radio Radicale significa disperdere un archivio immenso, unico in Italia: 540 mila registrazioni, 43 anni di eventi politici e giudiziari registrati a tappeto – prima dello streaming, prima del grillismo.

Il Vicepremier Di Maio ha dimezzato i finanziamenti e sostiene la necessità di aprirsi al mercato, non considerando che le sedute parlamentari difficilmente possono avere un mercato.

Questa Radio svolge un ruolo prezioso di informazione per i cittadini, per poter garantire il diritto di informazione e sviluppare la libertà di pensiero. Fino a maggio sono coperti, perché il governo ha rifinanziato per 5 milioni, poi dovranno trovare una soluzione.

A quel punto o si chiude o si cambia, a quanto ha dichiarato il direttore.

Recentemente sul tema del salvataggio di Radio Radicale sono intervenuti diversi parlamentari bipartisan, per contrastare i tagli previsti dal Governo all’editoria e all’informazione: https://www.radioradicale.it/scheda/565238/camera-dei-deputati-interventi-in-difesa-di-radio-radicale-durante-lesame-del-decreto.

Consideriamo il servizio prezioso che offre Radio Radicale, trasmettendo il lavoro dei parlamentari: non si tratta di essere o meno simpatizzanti dei Radicali e di voler mantenere privilegi, ma di continuare a garantire un importante e necessario contributo alla Democrazia, per il diritto all’informazione dei cittadini

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Written by Monica Pradelli
Giurista e European Project manager. Bibliofila e appassionata di innovazione culturale. Cura un blog su Europa e Fondi europei per la "Gazzetta di Modena" e collabora con Gli Stati Generali con articoli su cultura, Biodiritto e attualità