MIGRANTI TRATTATI COME “PIRATI”: SE VOGLIAMO FERMARE L’ORRORE, PARTIAMO DALLA LINGUA

Un salvataggio di migranti quest’estate nel Mediterraneo


Pirati. Sono solo pirati” tuona il ministro dell’odio e della paura, commentando il “dirottamento” del mercantile turco “El Hiblu” battente bandiera di Palau da parte di un piccolo gruppo dei 108 migranti soccorsi ieri in zona Sar libica. Un’azione disperata dettata dal terrore concreto di essere riportati nei lager dove molte di queste persone hanno trascorso anni, tra torture atroci e violenze di ogni tipo, e da cui miracolosamente erano appena riusciti a scappare.

E allora prendetevi un minuto, aprite il vocabolario e cercate alla voce “pirata”. Vi prego, fatelo, ne va di quello che siamo, saremo e di quello che siamo diventati. Sulla Trecanni troverete una cosa così:

“Pirata, s. m. [dal lat. pirata, gr. πειρατής, der. di πειράω] (pl. -i, ant. -e). “Chi percorre il mare per assalire e depredare a proprio esclusivo beneficio navi di qualunque nazionalità, il loro carico, le persone imbarcate, contro ogni norma di diritto nazionale e internazionale.”

Matteo Salvini

Quando un ministro associa questa definizione a persone la cui unica colpa è quella di scappare da guerra, fame e torture, realizzi che non è più solo questione di razzismo e disumanità. Siamo entrati ufficialmente nella fase più avanzata e tragica della propaganda xenofoba: la truffa semantica, la deformazione sistematica del linguaggio che mira alla costruzione del nemico. Esattamente come avveniva negli anni ’30 per gli ebrei, oggi i migranti dell’Africa subsahariana diventano “pirati”, chi fugge dalla miseria è un “migrante economico” e chi li salva un “trafficante”, mentre chi, dopo odissee di anni, riesce a sbarcare da noi diventa immediatamente un “delinquente”, uno “stupratore”. In fondo, è sempre andata così: prima si crea un “nemico” e poi sarà la gente a chiederti di eliminarlo.

E allora combattere l’orrore oggi significa compiere una resistenza prima di tutto lessicale, pretendendo che le persone, di qualunque colore, etnia e nazionalità, tornino ad essere chiamate soltanto col proprio nome: esseri umani.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.