MACRON È IL CAPRO ESPIATORIO, MA IL VERO NEMICO DEI 5 STELLE È SALVINI

Il Presidente francese Emmanuel Macron

Pubblicato su Tpi il 22 gennaio 2019


Quando non hai più amici, quello di cui hai bisogno è un nemico. Se poi, oltre agli amici, cominciano a sparire anche i voti (Cagliari è più di un campanello d’allarme), allora ti conviene che il nemico sia anche molto convincente. E non c’è oggi in Europa un bersaglio più chiaro, comodo e riconoscibile di Emmanuel Macron da Amiens. È a questo che devono aver pensato il 7 gennaio scorso Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e Davide Casaleggio, riuniti nella casa romana di Pietro Dettori – come riporta Repubblica – per preparare a tavolino la strategia in vista delle prossime elezioni europee.

Da allora, non è passato un solo giorno senza che un esponente dei 5 Stelle non abbia attaccato, in modo più o meno veemente, più o meno diretto, la Francia e il suo Presidente. Tutto è cominciato, guarda un po’, all’indomani di quel vertice romano, l’8 gennaio, con l’endorsement del vicepremier Di Maio ai gilet gialli. Poi è arrivato il viaggio “on the road” con l’amico Di Battista e la richiesta di chiudere la sede del Parlamento europeo a Strasburgo. Infine – e siamo ai giorni nostri – la bufala sul franco coloniale che terrebbe in “manette” e impoverirebbe mezza Africa per pagare il debito sovrano francese e la minaccia da bulletti del consenso di “spedire” i migranti a Marsiglia. In mezzo, una serie incalcolabile di frecciate, accuse, attacchi, riferimenti più o meno velati, il cui scopo è sempre stato uno e uno soltanto: accreditarsi in Italia come vero e più credibile nemico di quell’Europa “dell’élite e delle banche”, di cui – dopo la Brexit e il lungo tramonto di Frau Merkel – Macron è diventato naturale emblema e punto di riferimento.

In questa partita tutta interna al sovranismo, Macron, a guardar bene, non è il vero nemico, piuttosto il capro espiatorio perfetto da esporre al ludibrio della base per nascondere sotto il tappeto i fallimenti di sette mesi di governo e rifarsi una verginità politica in vista delle Europee. Non è un caso che, pochi minuti dopo la performance televisiva di Di Battista da Fazio in cui il “Che della Tiburtina” strappava simbolicamente un franco CFA, quella stessa banconota ricompariva tra le mani di Giorgia Meloni, e tra le labbra le stesse (o quasi) identiche accuse. E non stupirà, dunque, che proprio in questi minuti un Salvini insolitamente colto in contropiede si affanni a indicare la Francia – e chi se no – tra i principali responsabili dello sfruttamento dell’Africa, della partenza e della morte dei migranti in mare. Insomma, per dirla in sintesi: il nemico si scrive Macron, ma si legge Salvini. Com’è sempre stato da quando è stato firmato il “contratto del cambiamento”.

Luigi Di Maio

La notizia non trascurabile è che, dopo mesi passati all’angolo, per la prima volta Di Maio riesce a imporre un tema nell’agenda politica, costringendo una volta tanto Salvini ad inseguire. Per questo, una volta centrato il tema, questa volta i 5 Stelle non molleranno la presa tanto facilmente. E pazienza se ogni dato o statistica smentisca il neo-colonialismo e la frusta monetaria francese. Poco importa se non ci sia traccia di una sola ex colonia francese tra le prime 10 nazionalità di provenienza dei migranti nel nostro Paese (dei 23mila migranti sbarcati nelle nostre coste nel 2018, appena 2.000 venivano da quell’area geografica). Quello che conta è creare un nemico da spendere di qui ai prossimi quattro mesi. Sulla costruzione del nemico (il Pd) Lega e 5 Stelle ci hanno vinto le elezioni: perché non riproporre lo stesso schema vincente anche su scala europea?

Macron non è altro quello che è stato per oltre un lustro il Partito Democratico in Italia. Nei giorni in cui Bankitalia prima e il Fondo Monetario Internazionale poi hanno rivisto le stime sulla crescita di quattro decimali per il 2019 (dall’1% allo 0,6%) e annunciato senza mezzi termini che stiamo per entrare in recessione tecnica, nelle ore in cui si scopre che meno sbarchi non significa meno partenze ma più morti (quasi 200 i morti nel Mediterraneo dall’inizio dell’anno), l’Eliseo diventa lo spauracchio perfetto da agitare di fronte al proprio elettorato.

E così, mentre in Italia si sta preparando la tempesta perfetta, Di Maio & Co fanno appello al luogo comune italico per eccellenza e buono per ogni stagione, l’odio per i cugini d’oltralpe, e lo danno in pasto a milioni di italiani che cominciano a rendersi conto che, con le ricette sovraniste, l’unica cosa a crescere sono i voti.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.