L’UNICO VERO BUSINESS SUI MIGRANTI È QUELLO CREATO DALLA LEGGE SICUREZZA

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Lezioni di italiano? Tagliate. Servizi integrativi? Tagliati. Inserimento lavorativo? Tagliato. La generale sforbiciata sulla base d’asta dei bandi prefettizi per i servizi di accoglienza per i richiedenti asilo, che passeranno da 35 euro giornalieri a circa 20, ha un prezzo da pagare. Quel prezzo si chiama inclusione sociale. E lo pagheranno tutti, ben più caro di quei 15 euro di differenza, che finivano peraltro nelle tasche di italianissimi giovani, oggi senza lavoro.

Le prefetture, intanto, in tutto lo stivale, si stanno organizzando per spiegare le spinose novità agli enti gestori dei servizi di accoglienza. Dirigenti e funzionari sanno che per gran parte delle associazioni del terzo settore che hanno tradizionalmente partecipato a questi bandi, garantendo un servizio di qualità apprezzato per prima cosa dagli amministratori locali, le offerte non sono più sostenibili economicamente. Non perché, come pensano i malevoli, non ci sia spazio per il profitto, anzi. Ma proprio perché non ci saranno fondi sufficienti per garantire un buon rapporto tra operatori dell’accoglienza e utenti del servizio, che fino a ieri si aggirava attorno all’ottimale rapporto di uno a dieci.

Cosa succederà dunque d’ora in poi, con i bandi pronti ad uscire attorno ad aprile? Succederà che gli enti virtuosi, quelli cioè che hanno speso tutti i fondi messi a disposizione per stipendi degli operatori, corsi di italiano, accompagnamento sanitario e inserimento lavorativo, non parteciperanno più. E quelli che invece hanno messo da parte, facendo utile o (nella peggiore delle ipotesi) speculando, potranno continuare a farlo, beneficiando di un’economia di scala. Per farla breve, non risulterà più conveniente a nessuno fare accoglienza diffusa, ovvero prendere in affitto piccoli appartamenti e dislocati con misura sul territorio per garantire un buon livello di integrazione con la popolazione autoctona. Risulterà invece conveniente gestire grossi centri, ex hotel e B&B nel migliore dei casi, con servizi di mensa a catering e un’organizzazione più simile al panopticon di Bentham (o ai lager libici) che a una comunità residenziale.

Con quali conseguenze? Quelle facilmente, immaginabili che rappresentano purtroppo, il vero motivo di questa svolta da parte del ministro degli Interni. Ci saranno più clandestini (L’Ispi ne stima 130mila) che al termine di un periodo di accoglienza raffazzonata non avranno né strumenti né capacità linguistica per crearsi un percorso di vita di autonomia. E senza lavoro, andranno ad ingrassare le fila degli sfruttati nel mercato nero del piccolo spaccio, racimolando quanto basta per vivere, nel migliore dei casi. Nel peggiore, non avranno nemmeno una dimora stabile e riusciranno al massimo a dividersi, in troppi, un affitto in una casa troppo piccola in un quartiere destinato a diventare ghetto. Oppure andranno a bussare alle porte della stazione dei treni di turno, elemosinando un posto dove dormire in un vagone.

Ultimi tra gli ultimi, non avranno nulla da perdere di fronte a una comunità che ha voltato loro le spalle. E che oggi, drogata da un racconto irresponsabile diffuso dai media filogovernativi, con Mario Giordano in testa, che definiva le ruspe un “atto di civiltà, ancora non sa che la vera tempesta deve ancora arrivare. E che quella tempesta sarà utilizzata a sua volta per garantire a questo governo l’alibi di non essere riuscito a tener fede alle proprie promesse elettorali. In un circolo vizioso che solo un risveglio delle coscienze può spezzare. Perché come diceva Martin Luther King, “La tenebra non può scacciare la tenebra: solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio: solo l’amore può farlo. L’odio moltiplica l’odio, la violenza moltiplica la violenza, la durezza moltiplica la durezza, in una spirale discendente di distruzione”.


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Written by Pier Paolo Tassi
32enne laureato in filosofia, da tre anni mi occupo della gestione di diversi piccoli centri di accoglienza per richiedenti asilo nella provincia di Piacenza. Nel tempo che resta, scrivo di sociale sul quotidiano "Libertà" e non perdo occasione per frequentare i bassifondi. Ostinatamente dalla parte degli ultimi, verso i quali ho sempre nutrito curiosità e grande rispetto. Anche se a volte mi fanno veramente dannare.