L’ITALIA OGNI ANNO PERDE 180MILA PERSONE, MA ABBIAMO PAURA DI 47 MIGRANTI

photo @Eunews


Oggi sono 47, ieri erano 117, domani saranno altre decine, centinaia e poi migliaia. Può piacervi o meno, ma non per questo si arresterà. Non smetterà di accadere. Quello che qualcuno chiama invasione in realtà non è altro che il gesto forse più istintivo e naturale che abbia mai compiuto l’uomo da quando calpesta questo pianeta chiamato Terra. Potete investire ogni frammento della vostra energia a cercare di capire come fermarlo, ma non servirà a nulla. Non state solo perdendo il vostro tempo, state facendo perdere interi decenni di progresso civile e sociale all’umanità di cui anche voi siete parte, anche se non si direbbe. 

Ogni secondo perso a parlare di porti chiusi, difesa dei confini, business dell’immigrazione, è un essere umano in più annegato in mare, un bimbo che non vedrà mai più alcuna terra né patria, un cittadino italiano in meno in un Paese che sta morendo di odio e di denatalità. Siamo un popolo sempre più vecchio, triste, meschino, rabbioso, che non fa più figli e muore sempre più in là con gli anni, ma non sa che farsene di quegli anni. Siamo diventati talmente egoisti e avidi che preferiamo morire vecchi e soli, dimenticati da figli e nipoti, piuttosto che dividere un metro quadrato con chi è disposto a morire a 14 anni su un barcone in mezzo al Mediterraneo per un alito soltanto di quella vita. Vorrei dirvi che mi fate schifo, ma in realtà quello che provo è pena. E compassione. 
Non facciamo più figli e non vogliamo quelli degli altri. I figli dell’Africa, i figli della guerra, i figli dell’umanità perduta, che pure avrebbero da insegnarci quasi tutto su cosa significa il coraggio e cosa la paura. Attraversano il Mediterraneo su carrette poco più grandi di canotti, mentre noi siamo troppo stanchi o pigri anche solo per andare a comprare il pane senza prendere l’auto.

L’Italia sta scomparendo a un ritmo dieci volte più alto di qualsiasi presunta invasione, e neanche ce ne rendiamo conto. Ogni anno, è come se scoppiasse una bomba che provoca 180mila morti, ma ci fanno paura 47 migranti! Moriremo, lentamente. Sta già succedendo. E non ci resterà neppure la consolazione di essere spariti con un briciolo di dignità. Siamo condannati dalla storia all’estinzione, e non è solo questione di figli. Lo siamo perché non siamo più in grado di immaginare un modo diverso di vivere, accogliere, creare benessere. Che beffa atroce, proprio noi italiani che abbiamo insegnato al mondo la straordinaria capacità di reinventarsi ovunque, in ogni angolo del globo e tra ogni possibile avversità. Eravamo noti come una stirpe di esploratori e di emigranti, saremo ricordati per quelli che hanno lasciato per tre settimane donne e bambini di un anno in balia del mare. Non vi auguro di passare una sola ora stipati come bestie su una barca al gelo, con la paura che vi paralizza le gambe, perché non c’è punizione peggiore di ogni minuto che vivete al caldo delle vostre case e nel freddo gelido delle vostre coscienze. Questi esseri umani – anche questi 47 – prima o dopo sbarcheranno. Prima o poi anche per loro quest’odissea finirà; voi con la vostra coscienza dovrete trascorrere il resto della vostra vita. Non vorrei essere nei vostri panni.

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E guardate, non è Salvini. Smettiamola di nasconderci dietro questa parodia di ministro. Il problema siamo noi. Siete voi. Sono gli italiani, così ignoranti e ciechi da non riuscire neppure a vedere che noi abbiamo bisogno di questa meravigliosa umanità molto più di quanto loro abbiano bisogno di noi. Sono quel pezzo di società mancante che pagherà le vostre agognate pensioni, che accudirà la madre che non volete vedere ammalarsi e invecchiare, studierà sui vostri libri, si laureerà a pieni voti, diventerà dottore, avvocato, magistrato. Non sarà mica questo, in fondo, che vi fa tanto paura? Non lo ammetterete mai, ma la verità è che non siete neppure razzisti, sarebbe troppo semplice, troppo banale anche per voi. No, siete solo spaventati. Vi fa paura il confronto con questa forza, questa bellezza, questo dolore. Già, il dolore. È l’arma più potente che abbiamo noi umani, e ogni volta ce ne dimentichiamo. Se avessimo indosso un centesimo di quel dolore che noi stessi abbiamo portato a casa loro in secoli di invasioni – quelle si, vere e spietate – se ci fosse rimasta la capacità di provare noi quello straordinario dolore, probabilmente apriremmo tutti i porti che abbiamo, li andremmo prendere in aereo, in barca, a nuoto, con ogni mezzo disponibile e in ogni condizione atmosferica.

“Noi abbiamo bisogno di questa meravigliosa umanità molto più di quanto loro abbiano bisogno di noi. Sono quel pezzo di società mancante che pagherà le vostre agognate pensioni, che accudirà la madre che non volete vedere ammalarsi e invecchiare, studierà sui vostri libri, si laureerà a pieni voti, diventerà dottore, avvocato, magistrato.”

Invece non succederà neanche stavolta. Ce ne resteremo qui, ad affrontare un’altra “crisi”, avanti con la prossima emergenza, come se si potesse trattare come emergenza quello che è un fenomeno epocale che durerà anni, decenni. Si fermerà, poi si sposterà altrove, dovunque ci sia un punto A e un punto B, una terra promessa e una terra distrutta. Chissà, magari un giorno potreste essere voi ad aver bisogno di quell’umanità di cui oggi non sapete più il significato. Chissà che un giorno non toccherà a voi raccogliere i pochi vestiti che avete, senza documenti né il tempo per salutare, magari con una pagella cucita in tasca coi bei voti sopra, e partire per qualche luogo e in qualche tempo lontano, verso l’ignoto di un mare in tempesta. Quando capiterà, mi raccomando, non ditegli per nessun motivo al mondo che siete italiani.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.