L’ITALIA NON È UN PAESE PER GIOVANI (LAUREATI)

photo @ga


Essere giovani e laureati di questi tempi in Italia non è affatto appealing.

La retorica anti laureato ha permeato il sottobosco culturale a scapito delle giovani generazioni: le quali prima si sentivano dire che non si laureavano abbastanza e ora che dovrebbero quasi vergognarsi di esserci riusciti perché si credono chissà chi, mentre è l’uomo in canottiera che si “pappa” pane e Nutella a essere il nerbo del Paese.

Questa è un’ingiusta retorica che mira a creare odio verso chi ha studiato: si vuole eliminare qualsiasi opposizione silenziando i più istruiti delle giovani generazioni forse perché maggiormente consapevoli e quindi scomodi elettori? Quelli che se ti votano oggi perché condividono il programma, magari domani non lo faranno più perché hanno cambiato idea?

La dura realtà è che le donne e gli uomini che in Italia hanno tra i 18 e i 35 anni sono tra i più poveri, malpagati e precari della storia della Repubblica, eppure le generazioni dei loro genitori li accusano ancora di essere dei mammoni, inetti e schizzinosi.

Allora perché ci chiamano così?

Perché secondo i dati Eurostat l’Italia si conferma tra i primi Paesi dell’Ue per la percentuale di under 35 che vivono ancora con i genitori: la media dei giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora con i genitori è del 66,4%, in risalita dal 65,8% dell’anno scorso, contro una media UE del 50%.

Il dato conferma una situazione consolidata nel nostro Paese, che nell’Ue è uno di quelli con la disoccupazione giovanile più elevata in assoluto (34,7% nel 2017 per i giovani tra i 15 e i 24 anni di età) e con una grande diffusione del lavoro precario, che non favorisce l’indipendenza economica dei giovani.

Quindi sarebbe un demerito rimanere a casa quando non si riuscirebbe ad essere indipendenti economicamente con i magri stipendi che ci offrono?

Eppure, è così che sembra vogliano fare apparire i giovani.

Lino Banfi

Invece di proporre stipendi più equi, un salario minimo garantito si offre il Reddito di cittadinanza, alias un sussidio. Tanto che chi percepirà il RdC (magari continuando a lavorare in nero) potrà ottenere più denaro di chi lavora onestamente in regola.

Il conto salato chi lo pagherà? Sempre i giovani: 100 miliardi di euro secondo Tito Boeri sono previsti per i provvedimenti del Governo Quota 100 e Reddito di Cittadinanza.

Un altro motivo (se non ce ne fossero abbastanza) per dire: l’Italia non è un Paese per giovani.

Ce ne sono ancora tanti però che rimangono in Italia, che lavorano che studiano, che si barcamenano sperando nel futuro: sono overeducated o se preferite underemployed.

Come ha detto Greta Thunberg a COP24 a Katowice, “ci stanno rubando il futuro” e nemmeno chiedono scusa, anzi la colpa la danno a noi.   

Share:
Written by Monica Pradelli
Giurista e European Project manager. Bibliofila e appassionata di innovazione culturale. Cura un blog su Europa e Fondi europei per la "Gazzetta di Modena" e collabora con Gli Stati Generali con articoli su cultura, Biodiritto e attualità