LEGITTIMA DIFESA, LA LEGA CELEBRA CHI SPARA. E L’ITALIA DIVENTA FAR WEST

Matteo Salvini


A Piacenza un imprenditore, Angelo Peveri, viene condannato in Cassazione a 4 anni e sei mesi di reclusione per aver sparato nel petto a un ladro, reo di aver tentato di rubare, assieme ad altri due complici, del gasolio da un mezzo parcheggiato nel cantiere di proprietà dell’imprenditore a Borgonovo (Pc) nella notte del 6 ottobre 2011.

La difesa, basata sull’ipotesi che l’imprenditore, esasperato dai continui furti, fosse inciampato mentre inseguiva i malviventi colpendo accidentalmente al petto uno di loro con il fucile, non ha affatto convinto il giudice, che, reputando la ricostruzione fantasiosa, non ha permesso di derubricare il reato da tentato omicidio a lesioni gravi.

Fantasiosa per la magistratura, che con tre gradi di giudizi ha confermato l’impianto accusatorio, meno per il ministro degli Interni Matteo Salvini che sui social ha commentato perentorio: “Un’altra vicenda che ci spinge ad approvare una legge seria sulla legittima difesa.”

photo @ga

Bypassate le motivazioni della sentenza in Corte d’appello, dalle quali si apprende che “la vittima, non armata, dopo essere stata bloccata a terra, è stata ripetutamente percossa, nonostante le insistenti manifestazioni di pentimento” prima di essere raggiunta “a distanza ravvicinata da un colpo di fucile al torace”, il rodato meccanismo della divisione dei poteri si è nuovamente inceppato per mano politica. E all’imprenditore è stata pure concessa una passerella d’onore – quella che in genere si riserva al valor civile – nel municipio di Castel San Giovanni (Pc), alla presenza dei cinque primi cittadini della Valtidone – tutti riconducibili al centrodestra – che hanno accolto “un uomo buono, lasciato forse un po’ troppo solo per colpa un po’ di tutti”, parlando di “beffa clamorosa” e lamentando la “severità di una sentenza che ci lascia sbigottiti”.

A far loro eco, anche le parole di Guido Guidesi, l’allievo leghista di Salvini e Giorgetti assurto al ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha espresso “piena solidarietà all’imprenditore giudicato ingiustamente colpevole da un sistema assurdo che trasforma le vittime in colpevoli”. Per la vittima, quella vera, neanche una parola. Troppo importante sfruttare il caso per strumentalizzarlo in vista della discussione alla Camera della legge sulla legittima difesa, vera e propria bandiera della Lega. Un’altra lezione di stile dal partito del rispetto delle regole a targhe alterne. Per il quale ieri, evidentemente, era giorno dispari.

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Written by Pier Paolo Tassi
32enne laureato in filosofia, da tre anni mi occupo della gestione di diversi piccoli centri di accoglienza per richiedenti asilo nella provincia di Piacenza. Nel tempo che resta, scrivo di sociale sul quotidiano "Libertà" e non perdo occasione per frequentare i bassifondi. Ostinatamente dalla parte degli ultimi, verso i quali ho sempre nutrito curiosità e grande rispetto. Anche se a volte mi fanno veramente dannare.