LE MANI DI LORENA CURANO I PIEDI FERITI DEI MIGRANTI. E, SENZA SAPERLO, SALVANO IL MONDO

Lorena cura i piedi devastati di un migrante a Trieste

Pubblicato su Tpi il 18 settembre 2019


Questi piedi hanno 15 anni. Sotto le loro piante ci sono migliaia di chilometri, fatti di corsa o camminando lungo tre Paesi, due confini e un numero infinito di borghi, strade, sentieri, incroci, attraverso l’inferno della rotta balcanica. Sono piedi migranti, piedi nomadi, piedi che non hanno scelta: morire o mettersi in marcia, seguendo una traccia invisibile ma chiarissima che altri piedi prima di loro hanno percorso.

Dopo 17 tentativi (diciassette, provate a contarli se ci riuscite), questi piedi hanno superato il confine italiano e sono arrivati a Trieste. Sulla pelle e sulle dita – ovunque – vesciche enormi scoppiate come fossero vulcani bianchi. E qui domenica hanno trovato un paio di mani. Quelle di Lorena, psicoterapeuta clinica triestina che, come ogni fine settimana, è davanti al parco della stazione insieme al marito Gian Andrea, a curare le ferite di piedi come quelli che arrivano dall’est Europa in cerca di fortuna, molti dei quali appartengono a minori giunti senza un padre, senza una madre, senza soldi. Nulla.

Lorena vorrebbe portarlo alla comunità di “San Martino al campo” a mangiare, a riposare. Le risponde l’uomo che è in lui, in questo ragazzino senza infanzia: ‘No mom, io devo andare avanti. Devo andare a Milano a trovare lavoro. Devo mandare i soldi a mia mamma e alle mie sorelle, mom.” C’è solo il dovere nelle sue parole. E nient’altro. Non c’è spazio per quello che vorrebbe lui, non c’è tempo per fermarsi, per questa adolescenza strappata dal petto e mai restituita. Ci sono solo centinaia di chilometri da percorrere ancora, per mettere più strada possibile tra sé e l’orrore.

Questa è una storia di un paio di piedi e un paio di mani che si incontrano, e insieme provano a ricucire ferite che è impossibile rimarginare del tutto. È una storia di vesciche e bolle sanguinanti che esplodono nel cuore dell’Europa ricca e civilizzata, sotto i nostri occhi, a due passi da noi. È la storia di Lorena e Gian Andrea, di due attivisti in trincea, due testimoni silenziosi di un dramma che abbiamo rimosso dalla nostra coscienza. Guardi le mani di Lorena e vorresti stringerle, perché in quelle mani di donna che si prendono cura dei piedi devastati di un quindicenne senza nome arrivato da chissà dove c’è la salvezza del mondo. Quelle mani siamo noi.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.