LA STRAORDINARIA VITA DI LILIANA SEGRE È IL MIGLIOR ANTIDOTO AGLI HATER E ALL’IGNORANZA

Liliana Segre, 89 anni


È l’inverno del 1938, a Milano. Liliana ha 8 anni e le hanno appena comunicato che dovrà lasciare la scuola. Espulsa. In terza elementare. Si chiamano leggi razziali, ma Liliana questo non lo sa. Liliana fino a quel momento neanche sa di essere ebrea, lei di famiglia laica, orfana di madre, cresciuta col padre, la nonna e il nonno malato di Parkinson.

Liliana non sa che quel giorno la sua vita è cambiata per sempre.
Non sa che trascorrerà i cinque anni successivi a nascondersi in casa propria, nella sua città, a non poter pronunciare il suo nome in pubblico.
Non sa che, a 13 anni, tenterà di fuggire insieme al padre e due cugini in Svizzera per scampare alle persecuzioni fasciste.
Non sa, Liliana, che sarà arrestata quattro giorni dopo in provincia di Varese, incarcerata, rinchiusa senza che nessuno le dica perché.
Non sa che, il 30 gennaio del 1944, sarà al binario 21 della stazione Centrale di Milano, a bordo di un treno diretto in un campo di concentramento di cui non aveva mai sentito parlare prima. Si trova in Polonia e si chiama Auschwitz-Birkenau, meglio conosciuto solo come Auschwitz.
Non sa che, il giorno in cui arriverà a destinazione, sette giorni dopo, quello sarà l’ultimo giorno in cui vedrà suo padre.
Non sa che, nel frattempo, arresteranno e deporteranno anche la nonna e il nonno malato di Parkinson, e che li ammazzeranno il giorno stesso in cui arriveranno ad Auschwtz, perché vecchi, perché inadatti al lavoro, perché ebrei.
Non sa che trascorrerà i 12 mesi successivi ai lavori forzati a fabbricare munizioni per l’esercito nazista e si salverà tre volte dalle camere a gas in tre diverse selezioni.
Non sa che, il 1° maggio del 1945, quando l’Armata rossa entrerà ad Auschwitz e scoprirà l’orrore, sarà una dei 25 sopravvissuti tra i 776 bambini italiani sotto i 14 anni deportati dai nazi-fascisti.
Non sa che ci vorranno decenni prima di riuscire a parlare di quello che ha visto e vissuto.
Non sa che diventerà una militante della memoria dell’Olocausto. Un monumento vivente di coraggio e resistenza alla barbarie dell’umanità.
Non sa che, il 19 gennaio 2018, 74 anni esatti dopo la partenza di quel treno sul binario 21, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella la nominerà senatrice a vita.
Non sa, Liliana, che, per tutta la vita, sarà attaccata, umiliata, insultata, offesa, discriminata, che nel 2019 riceverà 200 messaggi d’odio al giorno per la stessa ragione per cui, a 8 anni, l’hanno espulsa da scuola.

Tutto questo Liliana ancora non lo sa. Ha 8 anni, è in terza elementare e qualcuno le ha appena comunicato che dovrà abbandonare il suo banco, i suoi compagni, tutto. Non le hanno dato nessuna ragione o spiegazione. Solo una parola. “Ebrea”. Anche se Liliana non sa neppure cosa significhi. Ha 8 anni, Liliana, è solo una bambina. La storia di questa straordinaria donna comincia quel giorno. La nostra pure. Liliana siamo noi, è la nostra storia. Anche se ce ne siamo dimenticati.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.