LA NOSTRA EUROPA, DA WEIMAR AI NUOVI NAZIONALISMI – 2: L’ASCESA DEL NAZISMO

I congiurati del “Putsch di Monaco”, tra cui Adolf Hitler

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Non capiremo mai fino in fondo cos’è l’Europa se non partiamo da qui, da una birreria di Monaco in cui l’8 novembre del 1923 il comizio del primo ministro della Baviera Gustav Von Kahr viene interrotto all’improvviso da un colpo di pistola sparato in aria. A impugnare l’arma è uno sconosciuto 34enne austriaco, pittore fallito e melomane compulsivo con una passione viscerale per Wagner che, dieci anni dopo esatti, sarebbe diventato cancelliere della Germania e auto-proclamato dittatore del Terzo Reich. Allora è solo il leader di un manipolo di sediziosi ultra-nazionalisti che mira a rovesciare il potere costituito in Baviera con quello che sarebbe passato alla storia come il “Putsch di Monaco”. Ah, giusto, vi devo il nome di quel giovane. Si chiamava Adolf. Adolf Hitler.

Ci vollero due giorni per sedare il tentativo di colpo di stato, che costerà a Hitler cinque anni di prigione. E sarà lì, nel carcere di Landsberg am Lech, dove detterà al fedele braccio destro Rudolf Hess quello che possiamo considerare a tutti gli effetti il libro che ha prodotto più morti nella storia dell’uomo: il Mein Kampf (letteralmente “La mia battaglia”). Allora nessuno ne aveva idea, ma la lenta, faticosa, costruzione dell’idea di comunità europea, così come la conosciamo oggi, è cominciata proprio nei giorni in cui qualcuno ne ha teorizzato la morte, fedele alla massima – sempre valida – secondo cui nulla unisce più di un grande nemico. Al punto che si può affermare senza tema di smentita che, senza Adolf Hitler, non sarebbe mai esistita l’Europa intesa come comunità di nazioni unita e unitaria.

La bandiera europea delle 12 stelle

Gli storici si dividono su circostanze e conseguenze del Putsch di Monaco. Per alcuni il fallimento del golpe ha solo ritardato di qualche anno l’ascesa del nazismo e l’orrore che ne sarebbe seguito; altri ritengono che un eventuale successo di Hitler in Baviera, in quel preciso momento storico, in una Weimar non ancora completamente in ginocchio dal punto di vista economico e sociale (nonostante i pesanti debiti di guerra), avrebbe dato il tempo e le condizioni ai tedeschi per creare gli anticorpi in grado di annientare in modo definitivo e letale l’avanzata di quell’onda nera. È una tesi suggestiva, e per certi versi verosimile, ma che:

  1. Non tiene conto, a mio avviso, dell’apparato comunicativo e propagandistico del partito nazista.
  2. Tende a sopravvalutare in modo esagerato gli effetti della crisi del ’29 sugli scenari politici tedeschi ed europei.

Quando, a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, il crollo della borsa di Wall Street trafisse il cuore di una Germania quasi totalmente dipendente dagli Stati Uniti e ancora in ginocchio per le sanzioni “monstre” di Versailles, il Nazionalsocialismo era ancora un partito in forte ascesa (con il 18,2% dei consensi alle elezioni del 1930) in un Paese ancora a maggioranza democratica e liberale. E chissà cosa racconterebbero oggi i libri di Storia se proprio i partiti di Weimar, ancora egemoni, non avessero commesso l’errore forse più grave e macroscopico dalla mela di Eva: credere di poter trattare con Hitler, illuderli di poterlo controllare. E, in fin dei conti, legittimarlo. Quello stesso errore, identico, riprodotto solo pochi anni dopo, con notevole talento per la mimesi, dai capi di stato e gli ambasciatori di mezza Europa. E il resto della storia, ahinoi, è noto.

Sembrerà paradossale, ma neppure questa straordinaria miopia strategica, da sola, avrebbe spianato la strada alla svastica se non fosse stato per un ex scrittore fallito della bassa Renania dal piede equino e un’ossessione per i diari: Paul Joseph Goebbels. L’inventore della più grande arma di propaganda di massa della storia: il complotto giudaico. In altre parole: la costruzione scientifica e sistematica di un nemico. Non che l’abbia inventata Goebbels. Goebbels è l’uomo che l’ha portata a vette di metodicità, violenza e ispirazione tragica che ancora una volta non ha precedenti nell’umanità. Lo so, cominciano a diventare tanti i superlativi assoluti, ma coi nazisti capita.

Fine della 2^ parte

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.