LA NOSTRA EUROPA, DA WEIMAR AI NUOVI NAZIONALISMI – 1: LA GRANDE UTOPIA

La bandiera europea dalle 12 stelle
Se dovessi scegliere una parola – una soltanto – che, più di ogni altra, mi provoca orrore e spavento, non avrei dubbi: nazionalismo. È in nome di questa parola che l’umanità si è macchiata dei crimini più atroci e ha soffocato le più elementari libertà individuali. In nome di questa ideologia abbiamo combattuto le guerre più sanguinose, giustificato odio, razzismo, pulizie etniche, genocidi di massa.

Ebbene, sembrerà pazzesco, ma è su questa parola che oggi, nel 2019, e sempre di più da qui ai prossimi cinque mesi, si giocheranno le elezioni europee e il destino stesso di questa fragile, scossa, spaventata, Unione. La nostra idea di Europa, così come è stata teorizzata da un pugno di sognatori al confino a Ventotene e come l’abbiamo sempre concepita, non è mai stata tanto vicina al punto di rottura. Questa meravigliosa utopia oggi è assediata a est dal gruppo di Visegrad, a ovest dai gilet gialli, a nord dalla Brexit e a sud della più grande crisi umanitaria nella storia del Mediterraneo, mentre nella pancia del continente soffiano i venti del populismo, che ovunque ha finito per sfondare a destra e nelle destre prosperare.

Eppure, se provi a scavare, li ritrovi ancora lì, intatti, gli echi di vecchi nazionalismi dall’elmetto a punta che per settant’anni siamo riusciti miracolosamente a domare, ma che ribollivano sotto la superficie come bolle di lava pronte a esplodere. La miccia è stata la crisi americana dei mutui subprime nel 2007 e i suoi contagi oltreoceano. Il detonatore, le successive politiche di austerity messe in campo dagli eurocrati e dai loro bracci politici nei vari stati. O, almeno, è così che ce l’hanno sempre raccontata. E persino i più accaniti rigoristi dell’euro a un certo punto hanno smesso di negarlo, accettando semplicemente di raccontarla per il verso opposto: come l’unica, vera, grande opportunità di sviluppo per l’intera area Euro e, in definitiva, l’unica strada che abbia un senso percorrere.

Ma la verità è che, come quasi tutte le teorie economiche, ognuna di queste tesi si limita a individuare sintomi e rimedi, senza indagarne cause e conseguenze profonde. Ed è questo che proverò, proveremo, a fare in questo lungo, ambizioso, e spero seguito, viaggio a puntate alle radici della nostra idea d’Europa, tra grandi ideali, cupi presagi e ferite che ancora sanguinano. Questo viaggio comincia, non a caso, a Monaco di Baviera, negli anni ’20, all’alba di un decennio che – senza che nessuno allora ne avesse un’idea di precisa – avrebbe cambiato per sempre almeno tre gesti epocali: il modo di fare politica, di organizzare la propaganda e di immaginare il futuro.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di fronte alla salma di Antonio Megalizzi

Non procederemo in senso strettamente cronologico, e il motivo è semplice: che la storia dell’Europa non è una linea retta ma un insieme straordinario di salti, strattoni improvvisi e altrettanto bruschi balzi all’indietro. Una storia di grandi eventi e di uomini e donne di smisurata ambizione, di diritti conquistati a prezzo di milioni di morti e di spettacolari rovesci, e poi di odio, adunate oceaniche, vecchi e nuovi terrorismi. Una storia di nani sulle spalle di giganti d’argilla. Ma quella dell’Europa è, soprattutto, e prima di tutto, una storia di popoli in cammino e di grandi migrazioni, scritta da milioni di viaggiatori di ogni pelle e cultura che per secoli si sono spostati alla ricerca di una casa, un lavoro, un futuro migliore. Proprio come i 49 uomini, donne e bambini che sognano un’Europa diversa da quella che devono vedere in questo esatto momento, dopo 18 giorni, a bordo di una barca, dall’orizzonte del mare.

La stessa Unione europea, se ci pensate, non è altro che una gigantesca mappa formata da 27 paesi che abbiamo avuto l’ardire di disegnare sulla carta e di fermare dentro un sistema di leggi, norme e valori condivisi. Difficile, da Carlo Magno in poi, trovare nella storia dell’umanità un progetto tanto folle, ambizioso e straordinariamente attuale. Questa è la sua storia. La nostra storia.

Vai alla 2^ puntata: “L’ascesa del nazismo”

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.