LA LEZIONE DI ANASTASIO ALL’ITALIA DEGLI “SDRAIATI”

Claudio Bisio e Anastasio sul palco dell’Ariston


Non ascolto rap, né trap, né avevo mai sentito prima d’ora Anastasio. Tutto ciò che avevo orecchiato su di lui erano le polemiche, anche abbastanza pretestuose, su sue presunte simpatie di destra. Come se un artista si giudicasse dai like che mette o dai tweet che scrive.


Ebbene, l’ho ascoltato ieri a Sanremo, e raramente mi è capitato di sentire raccontare cosa significa avere vent’anni con quest’esattezza, con questa pulizia, con questa chirurgica disperazione. Solo che siamo pur sempre in Italia, e allora via di: “Cosa ci fa sul palco dell’Ariston?”, “Si celebrano i 3 mesi di carriera”, “Superospite a Sanremo, vergogna!” da parte di gente il cui momento di massima gloria è aspettare il reddito di cittadinanza sul divano.

Niente, non c’è verso. Non è contemplata l’idea che uno possa avere successo perché è bravo, perché ha studiato, perché si è fatto un mazzo così, mentre altri suoi coetanei magari passavano le serate al bar. A 20 anni, sì, a 20 anni. Soprattutto a 20 anni. Con tutti suoi errori e le sue contraddizioni e pure le sue simpatie per Salvini, peraltro tutte da dimostrare.

photo @ga

Io a un artista non chiedo di fare opposizione a questo o a quel governo ma di fare a pezzi la realtà e restituirmela sotto cento chiavi di lettura diverse che non vedo, che non conosco, a cui non ho accesso. Il duetto con Claudio Bisio, perfetto, non da oggi, nel ruolo del padre disarmato, è uno dei pochi momenti extra-concorso da salvare in un festival mai così ingessato.

In attesa della serata finale, già oggi di Sanremo mi porto a casa due cose, e – chissà perché – sono entrambe fuori gara: la straordinaria interpretazione di Fiorella Mannoia, che con il “peso del suo coraggio” ci restituisce una radiografia straziante e dolorosa dei tempi derelitti in cui viviamo. E questo ragazzo di un sud mai così lontano, usato e spremuto, che racconta cose che non so su un mondo che non conosco e in un modo in cui non sarei mai capace. E, a differenza del 99% degli artisti contemporanei della sua età e di quasi tutti i politici, è credibile. Se milioni di coetanei in fuga o rassegnati, “sdraiati” – direbbe Michele Serra – avessero un decimo di questa umanità e di questo talento, oggi l’ultimo nostro problema sarebbe il like a Salvini, perché neppure esisterebbe in Italia un Salvini. Allora grazie Anastasio, vai avanti e perdonali. Non sono cattivi, sono solo mediocri.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.