LA CITTADINANZA NON È UNA CONCESSIONE MA UN DIRITTO PER 900MILA RAGAZZI. ANCHE PER RAMY

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
Ramy ha 13 anni, è nato in Italia da genitori egiziani, è cresciuto in Italia, ha vissuto in Italia, qui ha la famiglia, la sua storia presente, passata e futura. Ma, a causa della vergogna di un’intera classe politica (destra e sinistra senza eccezioni) e di una lacuna legislativa indegna di un paese civile, Ramy non è cittadino italiano. E, come lui, altri 900mila ragazzi che sono nati qui e parlano italiano, ma che ancora oggi attendono l’approvazione dello “Ius Soli” per smettere di sentirsi stranieri in patria e diventare, a tutti gli effetti, cittadini italiani.

Ma Ramy ha una storia diversa rispetto a tutti gli altri. Due giorni fa ha salvato da una morte atroce 50 coetanei italiani sul bus del terrore dato alle fiamme da un folle a San Donato Milanese. Questione di attimi e di sangue freddo. Mentre bidelli e professori venivano costretti a legare i bambini e l’autista cospargeva il mezzo di benzina, Ramy ha finto di pregare in arabo, mentre in realtà stava lanciando l’allarme al padre da un cellulare che un compagno, Samir (italiano figlio, a sua volta, di una donna di origine marocchina), era riuscito a nascondere al dirottatore. E, per questo atto di eroismo, il vicepremier del Governo italiano Luigi Di Maio ieri, raccogliendo l’appello del padre del ragazzo, ha annunciato la volontà – poi confermata dall’altro vicepremier Salvini – di concedere a Ramy la cittadinanza italiana per meriti speciali.

Ramy, il 13enne eroe di San Donato Milanese

Una bella notizia e un’iniziativa meritoria, che ha ricevuto il plauso bipartisan da destra, sinistra, ma che porta con sé implicazioni ambigue, financo pericolose, e che rischiano di provocare conseguenze imprevedibili nel dibattito che da anni ruota attorno allo Ius soli. Già perché, se passa il concetto che per ottenere la cittadinanza italiana un ragazzo straniero (pur nato in Italia e italiano in tutto, tranne che per la legge) è costretto a dover compiere un atto di eroismo, in quel momento stiamo accettando, e di fatto ratificando, che esistono cittadini di serie A e di serie B. Italiani per diritto e italiani per concessione. E, in questo modo, viene sdoganato in maniera ufficiale anche il ragionamento opposto e deteriore: la revoca della cittadinanza per demerito nei confronti dei cosiddetti “neo-italiani” che si sono macchiati di gravi crimini, proprio come nel caso di Sy Ousseynou, come ha chiesto con forza ancora una volta CasaPound e evocato lo stesso ministro Salvini. Confermando, una volta di più, l’idea segregazionista e apertamente razzista secondo cui esistono, nella sostanza, due tipi di cittadinanza: la prima detenuta per genetica ed elezione quasi divina; la seconda, ottenuta per concessione, che non appartiene al cittadino stesso ma allo Stato, il quale può assegnarla o revocarla a seconda del proprio volere o della convenienza elettorale e politica. Fin quando esisteranno italiani di prima e di seconda classe, non potremmo considerarci un Paese veramente civile.

Matteo Salvini

Concedere a questo piccolo, grande eroe la cittadinanza tanto agognata rappresenterebbe un importante riconoscimento, anche simbolico, nei confronti del suo gesto di coraggio, ma non può e non deve farci dimenticare quel quasi milione di ragazzi under 18 che studiano e combattono tutti i giorni nel silenzio e nella normalità delle proprie vite con la speranza, un giorno, che lo Stato gli riconosca di essere quello che sono sempre stati e sempre si sono sentiti: cittadini italiani. Senza bisogno di compiere gesti straordinari ma con l’ordinaria straordinarietà delle loro esistenze. E, se la storia di Ramy può contribuire a squarciare il velo di omertà e di silenzio su questo ennesimo diritto negato e violato, allora viva Ramy. E grazie. Due volte.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.