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Si sveglia, si lava il viso, si guarda gli occhi allo specchio, apre il frigo, si nutre, si veste in silenzio, un bottone si stacca, rimane alcuni minuti a cercare qualcosa, si gira nella stanza, esce dalla porta, si ferma, guarda davanti a sé, bambine con cartelle rosa passano tenendo per mano le madri, lo guardano, lui le guarda, poi si muove, slega la bicicletta, accende la musica, pedala, toglie le mani dai freni, dal manubrio, sta in equilibrio, va contromano, pedala con costanza senza accelerare, cerca di non fermarsi mai, sente l’inizio di una canzone, la sua canzone preferita, e poi le gocce sotto gli occhi, le gocce veloci che gli entrano in bocca, si blocca, la bici va avanti, riprende a pedalare, intorno a lui le persone non se ne accorgono, altre gocce sotto gli occhi, in quel momento capisce, una cosa semplice, nessuno ha mai saputo e mai saprà qual è la sua canzone preferita, non la dirà a nessuno, per mantenere un segreto, oppure perché non è molto importante, nessuno la saprà mai, il musicista che l’ha creata non saprà mai che ha scritto una canzone tanto importante, nessuno è vicino a lui, come lui non è vicino a nessuno, nemmeno le persone sono vicine, non sono in strada con lui, sono su altri pianeti appartenenti ad altre galassie che lui non vedrà mai, ognuno ha la sua vita, ognuno ha la sua canzone preferita che non lui non saprà mai, tutti moriranno con una canzone preferita in testa ma nessuno saprà mai qual è, tutti vorrebbero che al funerale tutti ascoltassero proprio quella canzone, ma nessuno avrà mai il sentore che quella è stata la sua canzone preferita, il suo funerale e le gocce di chi piangerà, le gocce che continuano a bagnargli i vestiti, anche se lui non sente niente, solo un nodo bloccato sotto la gola, districarlo con un cacciavite, pensa, ora mi fermo e chiedo ad un ferramenta se si può, se si riesce a sbloccarlo, vorrebbe dire qualcosa, urlare ma quel nodo è troppo stretto, si accorge che ormai è fermo, che non può tornare a casa, la bici non serve più, la abbandona, entra in un parco, comincia a correre, sente il peso dello zaino, lo leva, i vestiti sono pesanti, si slaccia, si libera di tutto, rimane solo in pantaloni, a petto nudo, continua a correre andando verso prati umidi, vuole sentire il bagnato, si leva le scarpe, cade, si rialza, corre ancora piû forte, prova a saltare, non hai mai saltato prima in vita sua, riprova a saltare, cade, si sporca tutto, emette un suono, sente che adesso la voce gli esce, ansima, corre, risalta, ricade, si rialza, dalla gola esce raschiata la prima parola della canzone, prova a urlarla, corre verso la fine del prato, esce dal parco, non ha più nemmeno i pantaloni, non ha più le scarpe, i piedi incominciano a sanguinare, incontra le persone per la strada, tutti si fermano, ora è più vicino a loro, si ferma davanti a una signora, ascolta il suo respiro, il respiro gli esce dalle costole, lentamente incomincia a sentire un freddo, un freddo intenso scuotergli il corpo, si inginocchia davanti a lei, si accuccia come un bambino in mezzo alla strada, la signora fa un passo, la signora estrae un telefono, fa un numero, la signora si avvicina, lui trema, qualcun altro arriva, sente delle scarpe che gli sono vicino, tutti si avvicinano, il mondo si avvicina con cautela, lo spia, gli tocca la fronte, il polso, gli occhi, Il mondo dice portiamolo a casa, portiamolo là, questo povero cristo, cosa è successo gli chiedono e lui non lo sa, pensa solo al bottone che quella mattina si è staccato.

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