IVREA: UN MORTO, DUE VITE DISTRUTTE. LA “LEGITTIMA DIFESA” SERVE SOLO A SALVINI

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Ucciso da una pallottola al cuore sparata alle spalle dal balcone di casa”. È il verdetto dell’autopsia sul presunto caso di legittima difesa di Pavone Canavese, che conferma, di fatto, gli iniziali sospetti dei pm di Ivrea e smentisce la versione del tabaccaio, che aveva parlato sin dall’inizio di un colpo sparato in seguito a una “colluttazione in strada”.

Nessuna colluttazione. Nessuna legittima difesa. Questa non è neppure difesa. Se i risultati dell’autopsia fossero confermati, si tratterebbe di omicidio. Con alcune inevitabili attenuanti generiche (se è vero che si trattava della settima rapina subita dall’esercente), ma senza più alcun alibi giuridico o morale.

Eppure venerdì mattina, a cadavere ancora caldo, e in assenza del benché minimo elemento, senza neppure attendere gli esiti dei primi rilievi della polizia scientifica, c’era chi aveva già emesso il suo verdetto senz’appello e definitivo: “Totale solidarietà al tabaccaio di Ivrea” erano state le prime parole del ministro degli Interni Matteo Salvini, così sinistramente identiche ad ogni caso precedente o successivo alla sua legge sulla “Legittima difesa”, entrata ufficialmente in vigore il 28 marzo scorso.

Per Salvini tutto era chiarissimo, al di là di ogni ragionevole dubbio: Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio di 67 anni che ha sparato, innocente. Di più: vittima. E ancora: martire, eroe. Mentre il ladro, lui, beh, lui se l’è cercata. “Se non avesse f​atto il rapinatore – era il commento che si leggeva con più facilità sui social, negli attimi in cui la notizia veniva battuta dalle agenzie – oggi sarebbe ancora vivo.” Semplice, chiaro, limpido. Assolutorio. Caso chiuso in 5 minuti.

Matteo Salvini

Eppure sarebbe bastato attendere l’esito dell’autopsia. Sarebbe bastata un po’ di prudenza prima di “assolvere” il tabaccaio e ammazzare il ragazzo una seconda volta. Sarebbe bastato tacere, lasciare lavorare i pm. Ma ciò avrebbe significato prendere qualche voto (e qualche like) in meno. E la vita di un ragazzo di 24 anni, si sa, vale meno di un like, specie se sei ladro e moldavo. Non necessariamente in quest’ordine.

E così oggi, ancora una volta, ci ritroviamo a fare i conti con un corpo a terra e due vite devastate per sempre: quella del ladro, ammazzato a freddo, alle spalle, per una rapina da qualche centinaio di euro appena; e quella del tabaccaio, illuso da una legge criminale di poter sparare a un uomo a bruciapelo e mandarlo all’altro mondo senza doverne rendere conto. E invece accadrà quello che abbiamo sempre detto e ripetuto anche qui su “Generazione Antigone”: che il parere di un giudice conta più della propaganda. La verità conta più di milioni di voti o migliaia di like. Per fortuna.

Comunque andrà a finire, le vite di Franco e Ion sono finite giovedì sera nell’attimo in cui si sono tragicamente incrociate. Prima ancora che colpevoli, sono vittime di Stato. E i responsabili, quelli veri, hanno nomi, cognomi, volti e incarichi precisi. E, un giorno, prima o dopo, quando questo smisurato, spaventoso, “auto da fé” popolare sarà finalmente passato, dovranno rispondere di tutto questo.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.