IN 9 GIORNI DAI “PIENI POTERI” A “DI MAIO PREMIER”: BREVE STORIA TRISTE DEL CONIGLIO CHE VOLEVA ESSERE DUCE

Il primo ha preso il potere con la forza a 39 anni marciando sulla Capitale, e lo ha tenuto nelle mani ininterrottamente per 21 anni, prima di fondare un’autoproclamata Repubblica, tentare la fuga, essere catturato, fucilato e appeso a testa in giù tra gli sputi di migliaia di italiani.

Il secondo è diventato Presidente all’età di 47 anni e, da quel momento, ha assunto un controllo assoluto e semi-dittatoriale del suo paese, trasformando una Federazione democratica in una sorta di regime zarista contemporaneo, diventando in un ventennio l’uomo più potente e temuto al mondo. È ancora in carica.

Il terzo, all’età di 46 anni, dopo 13 mesi in cui nessuno lo ha mai visto in ufficio, ha minacciato di far cadere un governo e si è autocandidato premier, sbattendo la porta agli alleati e chiedendo “pieni poteri” agli italiani per governare 5 anni. E, dopo appena 9 giorni, ha cambiato idea, è tornato strisciando prima da Berlusconi e poi dai 5 Stelle, ha negato la crisi di governo, promesso di votare il taglio ai parlamentari e offerto addirittura a Di Maio di diventare premier pur di non finire all’opposizione.

Nove giorni. Sono passati appena nove giorni e, alla prima avversità, si è già rimangiato tutto. Come fanno i conigli, non i tiranni.

In nove giorni – 216 ore complessive – Matteo Salvini è stato il protagonista indiscusso di una delle crisi di governo più dilettantesche, imbarazzanti e offensive nei confronti degli italiani che un politico abbia mai messo in scena in questo paese. Vale la pena mettere in fila, con ordine, i punti salienti

“Il governo? Durerà 5 anni.” Ma poi all’improvviso, come per magia, “qualcosa si è rotto”.

“I 5 Stelle sono gli alleati più onesti e leali con cui abbia mai lavorato”, poi, però, abbiamo scoperto (ohibò) che “volevano bloccare il Paese”.

“Siamo pronti a ritirare tutti i ministri della Lega”, ma nessuno ha ancora visto una lettera di dimissioni.

“Subito la parola agli italiani, non c’è tempo per il taglio dei parlamentari”. Anzi, no, aspetta. “Prima il taglio dei parlamentari e poi subito al voto” (E pazienza se una modifica alla Costituzione richiederebbe minimo tre mesi e una serie infinita di passaggi politici, legislativi e istituzionali, tanto gli italiani non si accorgono mai di un c****).

“La Lega andrà alle elezioni da sola e governerà cinque anni”. E il giorno dopo era già a scodinzolare tra le braccia di Berlusconi come se nulla fosse.

“Chiedo agli italiani pieni poteri”. “Chi? Io? Mai chiesto a Conte di staccare la spina al governo.”

E infine, con un colpo di teatro, sarebbe addirittura pronto – secondo fonti autorevoli – a proporre una sorta di governo gialloverde bis con Luigi Di Maio premier. Tutto per scongiurare il rischio di tornare all’opposizione e restarci per i prossimi tre anni e mezzo, perdendo quella macchina della propaganda perpetua che è diventato il Viminale.

Più che una crisi di governo, sembra una crisi di nervi.

A questo punto il dubbio viene: come ha fatto uno così, un tale cialtrone da bar, uno che – non negli ultimi 25 anni, ma nelle ultime 72 ore – ha cambiato idea su tutto lo scibile umano, ad essere votato, ammirato ed esaltato da 12 milioni di italiani? La risposta è, come sempre, la più semplice: che gli italiani non vogliono essere governati da uno migliore di loro, ma da uno come loro, possibilmente ancora peggiore, più ignorante, più rozzo, più volgare, più incoerente, qualcuno in cui riconoscersi, in cui potersi guardare allo specchio senza sentirsi in difetto, continuare a inquinare il pianeta, evadere le tasse, lasciar morire donne e bambini in mare senza per questo essere giudicati o sentirsi persone peggiori.

Perciò, gentile ministro, candidato, influencer, imbonitore o in qualunque modo voglia essere chiamato, mi permetto di rivolgerle un consiglio: non basta un petto nudo per essere considerato un “uomo forte”. So che le piacerebbe, e per un po’ ci abbiamo anche creduto, ma lei, alla resa dei conti, non ha il fisico del dittatore, né ”le palle” (come piace tanto ai suoi) per prendere in mano un paese, né con la forza né con un voto, né con giochini di palazzo. Neppure come ducetto vale granché. Con quella foto potrà eccitare le fantasie di qualche leghista o fare il duro sulla pelle di donne e bambini inermi e allo stremo delle forze in mezzo al mare da settimane. Ma il resto degli italiani cominciano a capire di che pasta è fatto.

E, quando questa ipnosi collettiva sarà finita, non la ricorderanno né come il duce che ha guidato le folle verso la disfatta, né come lo Zar che ha tenuto in pugno i suoi sudditi con la forza, ma come il cazzaro che cantava cori sul Vesuvio e si faceva i selfie con la panza di fuori e i grappoli d’uva sullo sfondo. E, più che paura, mi creda, mette solo un po’ tristezza.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.