IL “VOMITO” SOCIAL SU CAMILLERI HA MANDANTI MORALI PRECISI. E UN GIORNO NE RISPONDERANNO

Andrea Camilleri


Gli è andato di traverso il vomito che gli viene sù a vedere Salvini. Ben gli sta. La cattiveria si paga e a caro prezzo”. E ancora: “Chi sputa in aria gli casca in faccia”. “È affogato nel suo stesso vomito.” E addirittura: “Zucconi docet”.

Sono solo una piccolissima parte degli sconvolgenti attacchi che Andrea Camilleri sta ricevendo in queste ore drammatiche, nei commenti alla notizia del suo ricovero in rianimazione in seguito al grave attacco cardiaco che lo ha colpito questa mattina. Da “Libero” al “Giornale”, è un crescendo senza fine di commenti di inusitata violenza, accompagnata da centinaia di like e insulti di ogni genere, che hanno una matrice sin troppo facile da identificare: gli ultras web di Matteo Salvini, che cinque giorni fa era stato criticato duramente dall’autore del “Commissario Montalbano” (“Quando lo vedo brandire e baciare il rosario, mi viene da vomitare”).

Neanche di fronte a un uomo di 93 anni in lotta tra la vita e la morte in un letto di rianimazione – non l’intellettuale, non lo scrittore: un uomo – l’esercito degli hater riesce a smettere di sputare odio, cattiveria, follia. Qui non è questione di pietà umana, ma di non essere neanche umani.

Non so se sia il punto più basso dalla nascita di Facebook, di sicuro non nasce oggi, ma è figlio di un avvelenamento dei pozzi del web che avviene da anni, quotidianamente, senza sosta, i cui responsabili hanno nomi e cognomi precisi. E, un giorno, di tutto questo, presto o tardi, qualcuno sarà chiamato a risponderne.

Alcuni dei commenti più violenti nei confronti di Camilleri

Indignarsi è un riflesso condizionato istintivo, naturale. Ma oggi, di fronte a questo “vomito” social ormai quotidiano che arriva ovunque, colpisce chiunque e su qualunque argomento, bisogna cominciare seriamente a riflettere sui confini, non solo morali ma anche legali, entro i quali ci si può muovere quando interagiamo su Facebook e sui social in generale. Fin dove ci si può spingere per essere considerati parte di una comunità di confronto e dove comincia la “delinquenza virtuale”? Quale, se esiste, il punto di non ritorno? Quali i rischi? Quali le conseguenze sociali? Perché quelle regole elementari di convivenza civile attorno a cui abbiamo deciso di costruire il modo di organizzare la nostra vita sociale non dovrebbero valere allo stesso modo, e con gli stessi precisi limiti, in quella virtuale?

Prepariamoci a un dibattito lungo, faticoso, potenzialmente infinito, ma al quale noi che facciamo a vario titolo parte di questa comunità non potremmo sottrarci. In gioco non c’è una semplice questione di “netiquette” ma la tenuta stessa della democrazia di un paese.

Nell’attesa, non possiamo fare altro ancora una volta che dare ragione ad Andrea: viene voglia di vomitare. Al maestro un grande abbraccio e l’augurio di uscire da quella stanza d’ospedale più forte e più combattivo che mai. Per l’Italia, invece, temo non ci sia più speranza.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.