IL M5S HA SPALANCATO LE PORTE AL SALVINISMO. E L’ABRUZZO È SOLO L’INIZIO

Matteo Salvini


Quando, ai primi di novembre, ho lasciato la comunicazione del Movimento 5 Stelle, la prima cosa che ho detto è stata: “Voglio poter tornare a guardare in faccia mio figlio la mattina”. La seconda faceva più o meno così: “Per anni Beppe Grillo ci ha ripetuto alla nausea che il M5S rappresentava l’argine ai fascismi – avevo detto in diverse interviste – Oggi sappiamo che non solo non è stato argine ma ha finito per diventare leva dell’estrema destra e del salvinismo.

Oggi significa ora, qui, si chiama Abruzzo, la prima regione del sud Italia ufficialmente salviniana. Non so se è chiaro cos’è successo ieri in questa terra di filosofi, emigranti e dalla dignità incrollabile: la Lega, quel partito che – l’altro ieri, non dieci anni fa – per bocca di un suo ministro, ha definito gli insegnanti del sud dei “fannulloni”, il partito che voleva l’indipendenza della Padania, ebbene questo partito ha appena sfiorato il 30%. Anche l’ultima foglia di fico è caduta. Non sono più “solo sondaggi”: è la realtà nuda e cruda che bussa alla porta. Anzi, ha già bussato da un pezzo, anche se in pochi sono disposti ad ammetterlo.

E, mentre tutto questo accade, il Movimento 5 Stelle crolla fragorosamente al 19%. I grillini riescono in un’impresa che, a memoria mia, non ha precedenti e in appena 10 mesi vedono più che dimezzare il 40% delle ultime Politiche. E, questa volta, non potranno neppure propinarci il trito ritornello di aver migliorato il risultato delle scorse regionali: persino nel 2014 avevano fatto meglio!

Beppe Grillo

Ma la verità è che il voto in Abruzzo dice molto di più sul boom della Lega che sul crollo dei 5 Stelle, e il motivo è semplice: al di là delle proporzioni per certi versi inattese, quella di ieri è la 30esima sconfitta del M5S in altrettante elezioni regionali per un partito che, non da oggi, ha sacrificato anima, corpo e risorse agli enti locali, in nome dell’unica cosa che ha mai interessato i Casaleggios: il governo del Paese. Il Movimento è una bestia programmata in laboratorio per attrarre voto di opinione. Ovunque si scenda su temi concreti, volti o persone, inevitabilmente si sgretola, si sfalda, auto-condannandosi alla marginalità. Se a tutto ciò aggiungi il rifiuto di ogni alleanza, capisci che non si tratta solo di mero masochismo ma di una precisa strategia. Se vincente o meno, questo lo diranno le Europee, il primo vero banco di prova per valutare equilibri e tenuta di questo governo.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Ma intanto il voto abruzzese – e più ancora le imminenti tornate elettorali (con un occhio soprattutto alla Sardegna) – mette a nudo i difetti genetici di questa Spa del consenso con cui gli stessi Grillo e Casaleggio sapevano, prima o dopo, di dover fare i conti. Il Movimento 5 Stelle è, per sua stessa natura, liquido, prossimo allo stato gassoso, biodegradabile, destinato a sparire, una volta esaurita la sua funzione di “utile idiota” e apriscatole del sistema. Magari non accadrà subito, ma accadrà. Sta già accadendo. E, alla fine, quel che resta, tra le macerie del populismo, è la peggior destra razzista e xenofoba d’Europa. È sempre andata così. E questa volta non ci sarà una giuria di qualità a salvarci.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.