IL “GRILLISMO” È UNA MALATTIA. E IL VACCINO SIAMO NOI

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede


Diciamo la verità: i leghisti sono rozzi, xenofobi, retrogradi su ogni singolo aspetto della società, sessisti e omofobi come nessuno, smaccatamente razzisti.

Eppure, nonostante tutto questo, nessun leghista in televisione riesce a metterti “le mani nel sangue” come fa un grillino, con quel mix letale di ignoranza e arroganza, quell’analfabetismo culturale e civile misto al disprezzo per le istituzioni, il rifiuto dichiarato di ogni forma, in favore di una sostanza che assomiglia sempre di più a fumo negli occhi.

Quell’intollerabile tono strafottente da ultimo della classe convinto che non sia colpa sua se non studia ma della professoressa che ce l’ha con lui.

Quel sorrisetto perennemente stampato sulla faccia di chi crede di aver appena detto qualcosa di scomodo e neanche si è accorto di aver semplicemente detto una stronzata.

È la rivincita dello sfigato che dieci anni fa teorizzava complotti sull’11 settembre e lo sbarco sulla Luna nei forum e oggi lo fa tra i banchi del governo. E non gli sembra vero che qualcuno lo ascolti, e allora ride.

È l’ex avvocato in bolletta che parla da pari a pari col professore di diritto, l’ex perita aziendale che “le canta” all’economista di fama internazionale, e neanche si rende conto delle bestialità che dice, preso com’è dalle proprie battaglie contro le “lobby” e i “poteri forti” di cui, nella migliore delle ipotesi, ha sentito parlare su Topolino.

E, quando lo cogli impreparato – cioè praticamente sempre – annaspa come un liceale che aspetta solo il suono della campanella. Permettendosi persino di offendere chi ha osato fargli una domanda.

A differenza del leghismo, il grillismo non è una semplice ideologia politica. È un modo di essere, che vive e si giustifica nel paranoico rifiuto di ogni versione ufficiale, di ogni convenzione accettata, di ogni verità economica, giuridica o scientifica acclarata. A cui oppone, vieppiù, balzane teorie alternative in bilico tra il visionario e il cospiratorio che ovviamente ci vengono tenute nascoste da fantomatiche e oscure plutocrazie che sembrano uscite da un James Bond d’appendice. Esagero, ma neanche troppo: il grillismo è una malattia. Che, come tutte le malattie, si può curare. Possibilmente con rimedi migliori di quelli sdoganati dai grillini stessi. Volete una bella notizia? Il vaccino esiste. Siamo noi, il nostro voto, la nostra voglia di tornare a incazzarci.

Dietro Alessandro Di Battista detto “Dibba”, che è l’emblema più visibile e una sorta di caso studio, nella penombra (ma neanche troppo) agisce una pletora di esponenti di primo o secondo piano pronti a sostenere l’insostenibile sciocchezza dell’essere pur di ritagliarsi un quarto d’ora di visibilità. E allora ecco spuntare ad ogni trasmissione, per la gioia di conduttori ed editori, l’immarcescibile Laura Castelli e la sua nuova economia aggiornata, Barbara Lezzi – detta anche “Torna a casa” – e “i condizionatori che aumentano il Pil”, il ministro delle gaffe Toninelli, Carlo Sibilia (quello dei microchip sottopelle e la bufala dell’allunaggio), fino all’indimenticabile performance a “Otto e mezzo” di Alfonso Bonafede, che, più che un ministro della Giustizia, sembrava una matricola di Giurisprudenza bocciato dal professore al primo esame di diritto.

In qualche mese appena siamo passati dal “Questo lo dice lei!” (Castelli a Padoan, gulp!) al “Ma lei sta scherzando?” (cit. Lezzi a Cottarelli, sigh!) all’ultimo: “Lo dica lei!” di Bonafede all’indirizzo di Carofiglio. E ho persino finito le esclamazioni.

Se il guardasigilli ha avuto un merito, tuttavia, è stato quello di riuscire a incarnare, in appena mezz’ora, ognuno dei caratteri del perfetto grillino: il fesso, l’ignorante, l’arrogante, il complottista, il benaltrista e un’altra mezza dozzina di maschere. Che un tempo appartenevano alla commedia italiana e oggi sono diventate la peggiore tragedia immaginabile per questo Paese.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.