GLI HATER NON ATTACCANO CAROLA SULLE IDEE (NON SAREBBERO IN GRADO) MA PER L’ASPETTO FISICO

Alcuni dei violenti attacchi subiti ieri da Carola su Facebook

Pubblicato su Tpi il 20 settembre 2019

“Ascella pezzata non avrai i nostri porti”. “Fatele fare una ceretta, è rimasta al Medioevo: baffi e ascelle”. “Sembra la figlia di Fantozzi. Ma lei vestiva meglio e i capelli almeno li lavava”. “Sparati, vacca”. “Lesbicona marcia”. “Brutta come il cancello del cimitero”. “Ma siamo sicuri del sesso?”. “Fai un favore al Pianeta: muori”.

Quest’elenco da brividi potrebbe andare avanti all’infinito. Centinaia, migliaia di commenti scritti tra le 22.30 di ieri e questa mattina da un plotone di bestie schiumanti, (uomini e donne senza distinzioni) sul post di Salvini o sulle pagine satellite della galassia leghista, in un crescendo spaventoso di ferocia e violenza nei confronti di Carola Rackete.

E tutti hanno qualcosa in comune: colpiscono l’aspetto fisico. Non una parola o una critica sui dieci minuti di intervista della Capitana, anche perché non saprebbero neanche da dove cominciare. Quello che fanno gli hater è prendere di mira Il corpo di Carola, un particolare, un difetto, il modo di vestire, l’esteriorità, in un vero e proprio body shaming il cui unico scopo è quello di annullare l’avversario, annichilirlo, screditarlo, di spostare l’attenzione dal tema complesso dei cambiamenti climatici e dei flussi migratori al grado zero del confronto: la derisione della persona, del modo in cui sceglie di essere o mostrarsi. E questo accade solo ed esclusivamente perché Carola è una donna.

Carola Rackete, ieri a Piazza Pulita

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma la verità è che il sessismo, l’umiliazione fisica del corpo – e quello femminile in particolare – è un’appendice diretta, quasi una precondizione, di quella miscela di razzismo, intolleranza e xenofobia che tiene insieme il sovranismo in Italia e in Europa.
Cerca il sessismo e troverai il razzismo. E viceversa. E non finirà quando smetteremo di parlare di Carola, ma quando torneremo finalmente a parlare di cultura ad alta voce e a ricostruire l’educazione emotiva di questo Paese.
Non esiste una battaglia oggi che abbia più senso combattere.

Share:
Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.