FONTANA NON DEVE ANDARE A CASA (SOLO) PER I CAMICI MA PER IL SUO FALLIMENTO POLITICO

Attilio Fontana (Ansa)

Chi oggi ha assistito all’ora scarsa di concionata del governatore leghista Attilio Fontana, in un Consiglio regionale trasformato nel palco di Pontida, avrà avuto la sensazione di essere appena sbarcato da Marte e che in Lombardia il Covid non sia mai esistito.

Un uomo, un politico che in un Paese normale si sarebbe dovuto dimettere quattro mesi e mezzo fa dopo aver approvato la delibera che mandava centinaia di pazienti Covid nelle case di riposo di mezza Lombardia accendendo un cerino in un pagliaio, si ritrova oggi come se nulla fosse ad affermare, tra applausi, ole e bandiere verdi (mancavano solo i fumogeni), che lui – tenetevi forte – “non tollera dubbi sulla sua integrità”.

Capito? Lui non tollera dubbi sulla sua integrità.

Come se il problema della Lombardia fossero (solo) i camici affidati senza gara alla ditta del cognato e non:

– i 17.000 morti (la metà di tutti i decessi italiani)

– i 26 milioni di euro spesi per un ospedale in Fiera che ha ospitato 25 pazienti (alla modica cifra di 1 milione di euro a paziente)

– La mancata zona rossa ad Alzano e Nembro

– Le ripetute, imbarazzanti, gaffe del suo assessore alla Sanità e degno compare Gallera

– L’aver scaricato tutte le responsabilità sui tecnici

– Aver acquistato pagine pubblicitarie coi soldi pubblici sui principali quotidiani per magnificare il modello lombardo in piena pandemia

– Aver avuto il coraggio di affermare, come se non bastasse, che lui “dorme benissimo la notte”.

E, alla fine, mentre ascolti Fontana parlare in un tripudio di mani plaudenti di “integrità”, di “polemiche strumentali” e di “sfide e opportunità che abbiamo davanti”, di colpo ti viene il sospetto che il miglior regalo che si possa fare a quest’uomo e alla Lega è chiedere le sue dimissioni per una partita di camici, spazzando via l’attenzione dai cinque mesi della più grande catastrofe politica e sanitaria mai registrata in Italia.

I prossimi mesi (anni?) li passeranno a gridare ai complotti dei giudici, dei comunisti e della magistratura rossa, e a poco a poco passeranno sullo sfondo le spaventose responsabilità politiche di Fontana e la sua Giunta. Tutto già visto. Tutto già detto.

Fontana – insieme a Gallera, la Lega e all’intera coalizione che lo sostiene in Lombardia – non deve andare a casa per una partita sospetta di camici, ma perché il suo modello politico e sanitario ha dimostrato di essere fallimentare, tossico, marcescente. Pericoloso.

Ecco perché deve andare a casa.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.