ELIZABETH WARREN: L’ANTI-TRUMP È UNA DONNA, WORKING CLASS E PALADINA LGBT

Elizabeth Warren, candidata dem alla Presidenza degli Stati Uniti


Le hanno detto che, a 69 anni, era “troppo vecchia” per correre alla Casa Bianca (e a nessuno è venuto in mente di dirlo a Joe Biden, che di anni ne ‪ha 76‬). Le hanno detto che “non avrebbe retto il ritmo” (come, tre anni fa, a Hillary Clinton), che era troppo progressista per essere una candidata credibile (mentre per Bernie Sanders evidentemente non è un problema). Trump la chiama sprezzantemente “Pocahontas” per le sue radici Cherokee da nativa americana.

Lei, Elizabeth Warren, ha ascoltato tutti. In silenzio. Poi, ‪il 9 febbraio‬ di quest’anno, ha rotto gli indugi e annunciato la sua candidatura alle primarie democratiche per la presidenza degli Stati Uniti d’America. E anche in quel caso nessuno l’ha presa sul serio. Il sondaggio più incoraggiante la dava 10 punti lontana da Sanders, addirittura 12 da Biden. Lei ha alzato le spalle e si è messa a fare l’unica cosa che le ha insegnato la sua famiglia operaia dell’Oklahoma: mettersi a lavorare. Come ha fatto per una vita intera. Senza lamentarsi. Senza recriminazioni. Senza badare ai numeri. Lei, senatrice, docente di Diritto commerciale ad Harvard, già a capo della commissione di supervisione economica sul sistema bancario a Wall Street, una vita spesa nella lotta per l’estensione dell’assistenza sanitaria e la difesa dei diritti di tutte le minoranze.

Un mese fa, in Iowa, le hanno chiesto cosa avrebbe fatto per i diritti LGBTQ, una volta eletta alla Casa Bianca. “Non ho intenzione di dirtelo – ha risposto Elizabeth – Te lo faccio vedere.” E ha incominciato ad elencare una lunga lista di nomi che nessuno aveva mai sentito prima, in un silenzio da brividi: “Dana Martin, Jazzaline Ware, Ashanti Carmon, Claire Legato, Muhlaysia Booker, Michelle Washington, Paris Cameron, Chynal Lindsey, Chanel Scurlock, Zoe Spears, Brooklyn Lindsey, Denali Berries Stuckey, Pebbles LaDime “Dime” Doe, Tracy Single, Bailey Reeves, Bee Love Slater e Ja’leyah-Jamar. Vi chiederete chi sono. Sono tutte le donne trans di colore uccise nell’ultimo anno negli Usa. È tempo che un Presidente degli Stati Uniti d’America pronunci i loro nomi.”

Via via, sondaggisti ed elettori hanno cominciato ad accorgersi di questa combattiva senatrice che vince ogni confronto, domina ogni dibattito, che sfonda sui social come una influencer di 20 anni e parla ai giovani e alle donne come nessuno ha mai fatto prima.

Qualche giorno fa, durante un dibattito sui diritti civili andato in onda sulla CNN, il Presidente della Human Rights Campaign le ha chiesto. “Mettiamo che in campagna elettorale un suo sostenitore le si avvicina e le dice: ‘Senatrice, sono all’antica, e la mia fede mi insegna che un matrimonio è tra un uomo e una donna.’ Lei cosa risponde?” Elizabeth non si è scomposta di un centimetro. “Beh, immagino che sia un uomo a fare la domanda, e quindi gli direi: ‘E allora sposa una donna. Mi sta bene… Sempre che tu riesca a trovarne una.’ E la platea è venuta giù. Letteralmente.

Un giorno dopo l’altro, Elizabeth ha scalato tutti i sondaggi, fino a superare addirittura Bernie Sanders e arrivando a un passo dalla cima, appena due punti dietro un Biden che per tutti avrebbe dovuto fare corsa a sé. Alla faccia di chi le diceva che era troppo vecchia, troppo progressista, troppo liberal, troppo indigena. Ma solo perché non avevano il coraggio di dirle in faccia l’unica cosa che tutti realmente pensavano: “Troppo donna, Elizabeth, sei troppo donna.”

Ma ormai lo avrete capito: lei non li avrebbe ascoltati. Sarebbe andata avanti per la sua strada comunque. Non si arriva fino a questo punto ascoltando voci e cattiverie.
Nessuno sa se nel 2020 gli Stati Uniti avranno finalmente la prima Presidente donna della loro storia. Di sicuro non c’è donna o uomo che meriti quella poltrona più di Elizabeth Warren da Herring (Oklahoma). Una donna che non ha paura di pronunciare i nomi. Una Donna. Punto.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.