“È STATO SOLO UN INCIDENTE”: COSÌ IL NEGAZIONISMO SOVRANISTA HA UCCISO PRINCE JERRY DUE VOLTE

Prince Jerry in una foto recente


In questo esatto momento la macchina della controinformazione sovranista è all’opera per cancellare la verità sulla morte di Prince Jerry e negargli, anche dopo morto, l’ultimo sospiro di pace e di umanità.

Migliaia di hater da tastiera, brandendo link di testate come “Il Secolo d’Italia” o “Il primato nazionale”, stanno invadendo i social gridando alla bufala, alla “montatura buonista”. Secondo questi professionisti della disinformazione e dell’odio, sarebbe tutta un’invenzione. Perché? Perché a Prince Jerry, il 25enne nigeriano morto suicida pochi giorni fa sotto un treno a Tortona, il permesso di soggiorno non era stato negato dopo l’entrata in vigore della legge Sicurezza, ma prima: tre mesi prima per l’esattezza. Ergo, Salvini non c’entra. Ergo loro – i razzisti – non c’entrano. Tutti innocenti, tutti assolti. Non solo: sostengono pure che il suicidio di Prince Jerry in realtà sarebbe stato solo un fatale incidente. Ergo, tutto a posto così, nulla è accaduto neanche stavolta. Nulla che valga il proprio silenzio e meriti un briciolo della propria compassione.

Quello che si dimenticano di dire è che:

1) Il diniego del permesso di soggiorno è datato sì, 30 luglio, ma è stato notificato a Prince Jerry solo il 17 dicembre, proprio nel momento in cui la vergognosa caccia al migrante innescata da Salvini e dal suo decreto era appena entrata nel vivo. Le condizioni psicologiche di Prince Jerry, e le informazioni a sua disposizione, erano quelli di chi d’un tratto si è sentito rifiutato, gettato via, escluso da una società alla quale sognava di partecipare, di contribuire. E questo nessuna controinformazione lo cancellerà mai.

2) Ma, soprattutto, non c’è stato nessun incidente, nessuna fatalità, come dimostrano, inequivocabilmente, gli ultimi messaggi lasciati da Prince Jerry agli amici, che sono quelli di un ragazzo devastato, distrutto, in preda alla disperazione e che non vede più vie d’uscita possibili. Gli stessi inquirenti, ad oggi, considerano improbabile qualsiasi altra ipotesi rispetto a quella del suicidio.

Eppure tanto basta a questi poveretti per gridare “vergogna”. Per parlare di strumentalizzazione.

Un momento del funerale di Prince Jerry, a Genova

E allora mi rivolgo direttamente a voi. Che sospiro di sollievo avete tirato quando avete letto che no, le date non combaciano, che Prince Jerry era già stato respinto. Come se questo cambiasse qualcosa. Come se la vostra disumanità avesse bisogno di questi particolari per vomitare rabbia, odio sui social. Come se non aveste già deciso da che parte stare, come se non fosse già tutto chiaro per voi senza alcuna data, senza alcun’indagine o approfondimento. Come se questo potesse rendervi di colpo meno razzisti.

No, l’unica cosa che è cambiata è che oggi avete una scusa in più per continuare ad odiare Prince Jerry e i tanti Prince Jerry che oggi, per colpa della legge Salvini, sono diventati dei fantasmi in terra, dei morti che camminano su migliaia di binari come quello che ha inghiottito lui. Avete una scusa per prendere quella tastiera e detestare chi fruga nella vostra coscienza.

E allora, oggi, lo voglio dire con ancora più forza di ieri: rassegnatevi, voi che non conoscete il significato della parola pietà, Prince Jerry diventerà un simbolo, lo è già un simbolo. Perché, vedete, leggi come questa non uccidono negando un permesso di soggiorno, ma negando la speranza di tornare a sentirsi, contro ogni evidenza, umani, parte di una comunità ancora degna di essere chiamata civile. A Prince Jerry non è stato semplicemente negato un permesso di soggiorno ma il permesso di essere umano.

Voi che siete nati qui, non potete nemmeno immaginare cosa significhi quel sogno meraviglioso di essere considerati “italiani”. E forse nemmeno io. Ma, a differenza vostra, mi sforzo di immaginare quanto rancore, quanta desolazione abbia potuto covare dentro un ragazzo di 25 anni lontano migliaia di chilometri dalla propria terra, dalla propria famiglia, a cui viene detto: no, qui no, qui non ti vogliamo, non c’è spazio per te. Non chiamatelo suicidio, se vi mette a disagio, e forse avete anche ragione. Perché questo non è neppure un suicidio, questo è un omicidio. Un omicidio commesso da tutti noi, dalla nostra comunità, da tutti quelli che fingono di non sapere, che si sono voltati dalla nostra parte e che oggi continuano a negare.

Di tutta questa tragedia non è certo la dinamica esatta dei fatti a togliermi il sonno, ma l’idea che Prince Jerry quel giorno a Tortona sia finito sotto un treno con in testa la consapevolezza di essere stato rifiutato dall’Italia, dalla nostra comunità, e – indirettamente – anche da me. Inseguendo quel sogno di essere italiano, Prince Jerry è stato ucciso due volte: la prima volta da un treno; la seconda dal vostro odio.

Ciao Principe, perdonaci, se puoi.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.