DICIOTTI: LA FARSA DEL VOTO ON LINE IN 7 PUNTI SPIEGATI A UN GRILLINO

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Oggi, dalle 10 alle 19, gli iscritti al Movimento 5 Stelle sono chiamati a votare sulla piattaforma Rousseau per decidere se concedere o meno l’autorizzazione a procedere per il rinvio a giudizio del ministro degli Interni Matteo Salvini sul caso della nave Diciotti. Un quesito all’apparenza semplicissimo, ma che, nella narrazione grillina, si trasforma in un ginepraio di ambiguità, giri di parole, errori macroscopici, fino ad autentici tradimenti dei principi e dei valori su cui il M5S ha costruito la propria identità. Se li metti in fila uno all’altro, quello che viene fuori è un manifesto all’ipocrisia e al dilettantismo che mai prima d’ora era stato messo nero su bianco con tale chiarezza da alcuna forza politica.

1) CHI DECIDERÀ

Neanche mezza riga di post e ecco già il primo errore.

“Martedì 19 febbraio, la Giunta per le autorizzazioni sarà chiamata a decidere se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

Già. Peccato che ad essere chiamata a decidere sul caso non è la “Giunta per le autorizzazioni”, che è un organo della Camera, bensì la “Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari”, organo analogo ma appartenente al Senato, dove si deciderà il destino di Salvini e dello stesso governo.

2) IL NUMERO DEI MIGRANTI

Ma è nella ricostruzione dell’accaduto che il post offre il suo peggio. Ecco come viene raccontato il caso:

“Ricordiamo brevemente i fatti. Tra il 20 e 25 agosto scorso, mentre 137 migranti si trovavano sulla Diciotti.”

Sbagliato. I migranti tenuti in ostaggio della nave, senza un approdo sicuro, non erano 137 ma 177.

Insomma, poche idee ma confuse. Che, tuttavia, a voler essere maliziosi, non solo sottostimano il numero delle persone a bordo ma riescono anche nell’intento di far sparire dal post la parola “immunità”, che potrebbe risultare indigesta ai grillini più suscettibili…

Ma proseguiamo:

3) ASSISTENZA SANITARIA E ALIMENTARE

Tra un inciampo e l’altro, il post prosegue affermando che i migranti sulla Diciotti si trovavano:

“… ovviamente con assistenza sanitaria e alimentare

Come se fosse una nota di merito e non, piuttosto, il minimo ed elementare principio di rispetto della dignità umana, peraltro a bordo di una della Guardia costiera italiana, nonché un obbligo previsto da tutte le convenzioni internazionali.

Ma nel resoconto sul blog si arriva addirittura a piegare a tutti gli effetti la realtà pur di giustificarla.

4) DIVIETO, NON RITARDO


“Per questa vicenda – continua il post – il Tribunale dei Ministri di Catania ha deciso di inquisire il Ministro dell’interno perché ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere.”


Non si è trattato affatto di un “ritardo dello sbarco” ma di un chiaro, volontario e dichiarato divieto di approdo in un qualunque scalo italiano, di cui se non altro Salvini, nella sua disumanità, rivendica la scelta, senza nascondersi dietro fantasiosi revisionismi. Una ricostruzione, quella fornita dal Blog delle Stelle, che potrebbe influenzare, e non poco, il giudizio degli iscritti, e di conseguenza il voto finale. Ma ovviamente è solo una coincidenza…


5) LA BUFALA DELLA DIFESA DEI CONFINI

“Questo accordo doveva essere raggiunto prima dello sbarco perché, altrimenti, sarebbero dovuti rimanere tutti in Italia. E questo a causa del Regolamento di Dublino, che impone che il primo Paese di approdo debba farsi carico di tutti i migranti che arrivano in Europa.”

Tra tutte le falsità, questa è la più subdola e, al tempo stesso, quella che più potrebbe spostare il giudizio dei grillini nella direzione chiaramente auspicata dai vertici. In quei giorni, infatti, i naufraghi si trovavano a bordo di una nave militare italiana e quindi, di fatto, era come se fossero a tutti gli effetti già in territorio italiano, rendendo vano a priori ogni ragionamento sulla normativa Dublino III in materia. Ma, soprattutto, sbugiarda al di là di ogni ragionevole dubbio la motivazione che tanto Salvini quanto Di Maio e Toninelli hanno sempre addotto per giustificare la propria condotta disumana: la difesa dei confini. Semplicemente perché, a quel punto, in quella specifica situazione, non c’era più alcun confine da difendere ma solo della facile propaganda politica sulla pelle dei migranti.

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

6) MA QUALE CASO DIVERSO?

E ancora si legge:

“Questo quindi non è il solito voto sull’immunità dei parlamentari. Di quei casi si occupa l’articolo 68 della Costituzione, e su quelli il MoVimento 5 Stelle è sempre stato ed è inamovibile: niente immunità, niente insindacabilità. Nessuna protezione per i politici che devono rispondere delle loro azioni individuali. Noi mandammo a processo i nostri portavoce Paola Taverna e Mario Giarrusso e entrambi votarono per farsi processare. Questo è un caso diverso: stiamo parlando infatti dell’articolo 96 della Costituzione. Nello specifico questo è un caso senza precedenti perché mai in passato si era verificato che la magistratura chiedesse al Parlamento di autorizzare un processo per un ministro che aveva agito nell’esercizio delle sue funzioni e non per azioni fatte per tornaconto privato e personale (tangenti, truffa, appalti, etc): in questo caso non ci porremmo neppure il problema e lo spediremmo in tribunale.”

Ancora una volta viene letteralmente gettato fumo negli occhi a chi si appresta a votare, cancellando con un colpo di spugna uno dei capisaldi del M5S. Nel programma 5 Stelle, infatti, nello stile massimalista tanto caro ai grillini, non è mai stata teorizzata né concepita alcuna differenza tra l’articolo 68 della Costituzione (“I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni…”) e l’articolo 96 della medesima Carta (“Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.”). I 5 Stelle hanno sempre preso una posizione chiara sul tema, proponendo l’abolizione di ogni forma di immunità, senza alcuna eccezione né scriminante.


7) IL QUESITO

Molto si è detto sull’ambiguità del quesito vero e proprio proposto agli iscritti. Vediamolo nel dettaglio:

“Su questo si deve esprimere con un voto prima la Giunta per le autorizzazioni a procedere e poi l’Assemblea del Senato. In pratica, se il Parlamento nega l’autorizzazione a procedere, sta affermando che il Ministro ha agito per interesse pubblico o interesse dello Stato, e che quindi non sarà processato. Nel caso invece venga data l’autorizzazione, il Ministro dell’interno andrà a processo.
Quindi ora siamo chiamati a decidere.
Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere
– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere”


In pratica, parafrasando Gaber, la democrazia diretta è quella cosa che, se vuoi votare Sì, devi dire No, e, se vuoi votare No, devi dire Sì. Facile, no?

Insomma, per concludere, siamo di fronte a una vera e propria dichiarazione di voto subliminale (ma neanche troppo) contro l’autorizzazione a procedere per Salvini. Un copione che si ripete identico, da anni, ad ogni consultazione online e che, anche questa volta, consegnerà un esito scontato. Confermando come la democrazia diretta non sia altro che la forma di democrazia più controllabile e manipolabile mai concepita. Non importa quanto sia valida un’idea, quanto sia coerente una posizione o una condotta, ma l’abilità con cui te le racconto. Gianroberto Casaleggio, tanto per cambiare, è stato il primo a capirlo: se posso decidere la domanda, controllerò anche la risposta. Altro che Heller e Procuste, qui siamo tra Matrix e George Orwell, in una realtà parallela in cui i cittadini credono di votare quello che pensano e in realtà votano quello che gli viene detto di pensare.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.