DI BATTISTA E L’ALTROVISMO: SE IL PROBLEMA NON SONO I MIGRANTI CHE MUOIONO, MA SEMPRE ALTROVE

Alessandro Di Battista alla Camera


Un tempo era il benaltrismo: la furbesca, ossessiva, tendenza a spostare i termini del problema, a delegittimare alla radice ogni possibile validità argomentativa dell’interlocutore, dirottando il confronto in un territorio logico dove è più facile da gestire e controllare. Dire che l’hanno inventato i 5 Stelle non sarebbe corretto: i 5 Stelle sono il benaltrismo.

Ma dopo la performance televisiva di Alessandro Di Battista ieri sera da Fazio siamo costretti a scomodare una nuova categoria della politica: l’altrovismo. Il problema non è più semplicemente un altro o genericamente più complesso. Nella nuova narrazione grillina, i problemi si sono spostati altrove, centinaia, migliaia di chilometri più in là, in un luogo fisico, virtuale o immaginario in cui le responsabilità non sono più nostre – in questo caso del governo – ma di qualche forza oscura e malvagia che cospira nell’ombra per annientare e impoverire ora gli africani, ora i campesinos guatemaltechi, più spesso gli italiani. E così, in un amen, la centrifuga dietrologica di Di Battista diventa un giro del mondo del complotto che supera i confini e attraversa gli Oceani: da Macron al neo-colonialismo francese, dall’India al Congo, passando per Bruxelles e Berlino, “evergreen” che stanno bene con tutto.

In questa personale mappa dei diritti negati non c’è spazio per la Libia e per i suoi lager, in cui in questo esatto momento, grazie al nostro governo, sono tenute in prigionia forzata, e sottoposte a torture, violenze e stupri, migliaia di persone la cui unica colpa è quella di non avere con sé i documenti. Non c’è spazio per gli Stati Uniti, in cui i bambini vengono strappati fisicamente dai propri genitori e si allunga sempre più l’ombra del muro più esteso della terra dopo la grande Muraglia cinese. Non sentirete mai una parola sulla Russia di Putin dove l’omosessualità è un reato e il diritto di critica si paga con la morte. Non un timido accenno all’Italia del decreto più razzista e xenofobo della storia repubblicana.

I problemi sono immancabilmente altrove. Ma non ovunque. Sempre e comunque abbastanza grandi da non poter essere risolti. In fondo, è questa la chiave che tiene insieme tutto: porre sul tavolo questioni talmente enormi, talmente epocali, da convincerci che non potranno mai essere risolte, che tanto non possiamo farci nulla, e che, in fin dei conti, se 117 migranti annegano nel Mediterraneo non è colpa nostra, ma sempre di qualche lontana e minacciosa congiuntura geo-politica. Non è colpa di chi ha chiuso i porti, fatto accordi con i delinquenti libici e terra bruciata alle Ong, ma di chi sta sfruttando l’Africa. Chiaro, semplice, diretto. E tremendamente auto-assolutorio.

Le rotte dei migranti dall’Africa

E allora diventa facile voltarsi dall’altra parte di fronte alla più grande catastrofe umanitaria della storia recente. Milioni di italiani in questi mesi si battono il petto e sventolano orgogliosi la bandiera della nuova sovranità ritrovata, credendo ingenuamente di impartire una lezione a Macron, mentre l‘unica vera lezione la stanno dando ai migranti su come morire in mare senza fare rumore. L’altrovismo da salotto di Di Battista diventa così l’alibi perfetto servito all’italiano medio per continuare a votare 5 Stelle senza sentirsi complici di Salvini, per rinunciare alla solidarietà senza sentirsi per questo meno umani, per lasciar morire uomini, donne e bambini senza smettere di andare in chiesa la domenica.

La prossima volta che vedete un ragazzo nero che sta morendo congelato per strada, mi raccomando, non dategli una coperta, non offritegli un pasto caldo, non chiamate un’ambulanza. Ditegli che non potete occuparvi solo dell’emergenza, che il problema è molto più complesso di così, arriva da molto più lontano e che, in fin dei conti, è tutta colpa del colonialismo francese. Non siete voi ad essere razzisti, sono i problemi che sono altrove. E, in attesa che, tra qualche decennio, secolo o millennio, li avremmo risolti finalmente tutti, lasciate pure morire i migranti in mezzo al mare o nelle strade delle nostre città. In pace con la vostra coscienza.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.