DALLA GUERRA ALLA POVERTÀ ALLA GUERRA AI POVERI

Di Maio & C. dal balcone, mentre dichiarano di aver “abolito la povertà”

Di tutti i tagli di questa “manovra del popolo”, i 118 milioni di euro sottratti agli enti no-profit sono la misura più odiosa e, al tempo stesso, manifesto della visione che questo governo ha della solidarietà e dell’assistenza: un cancro da estirpare.

Tra una lista della spesa e un pane e nutella, Di Maio e Salvini non stanno semplicemente raccimolando qualche spicciolo per Reddito di cittadinanza e Flat tax. Come in un rituale simbolico, stanno sventolando davanti al proprio elettorato lo scalpo del “nemico” più odiato. È una dimostrazione barbara e vigliacca di strapotere ai danni degli ultimi, dei deboli, di chi non ha più difese né difensori.

Se è vero che ogni guerra ha i suoi simboli, questi 118 milioni di euro saranno ricordati come la dichiarazione di guerra ufficiale al volontariato, agli enti benefici, a chi, nonostante tutto, ha scelto di restare umano. Da domani, accanto all’umanità, serviranno anche soldi, tanti soldi. Serviranno filantropi disposti non solo a investire nel terzo settore ma anche a sopportare il fango del sospetto, del complotto perpetuo, del “perché lo fa?”, del “chi c’è dietro?” 

E, così, in cinque anni siamo passati dal “nessuno deve rimanere indietro” al “prima gli italiani”; in meno di un mese dalla guerra alla povertà alla guerra ai poveri. Ma non provate ad alzare lo sguardo: questa volta non salirà nessuno sul balcone per dirvelo.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.