DAL “PRIMA GLI ITALIANI” AL PRIMA CHI LA PENSA COME NOI

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La notizia dei nuovi “furbetti del cartellino” di Vibo Valentia non smette di indignare e disgustarci.

Forse perché stavolta non si tratta nemmeno dei soliti (si fa per dire) dipendenti comunali, ma di “lavoratori” di una struttura ospedaliera che invece di fare il proprio dovere e assistere i pazienti, se ne vanno in giro a farsi gli affari propri: tanto lo Stato (cioè noi) li pagherà lo stesso, straordinari immaginari compresi.

Appare strabiliante pensare che dopo tanto clamore del Governo del cambiamento contro i corrotti e i raccomandati, di dipendenti infedeli nella P.A. i “duri e puri” giallo-verdi non parlino. Non li nominano nemmeno.

Eppure sono sempre pronti a prendersela con gli avversari politici mangia-soldi, o con i migranti economici in tour sulle navi delle ONG.

Non vi pare che ci chiudano gli occhi sui difetti degli italiani di casa nostra per aizzarci contro chi fa loro più comodo?

Questo doppiopesismo non offre anche a voi il sentore di quella ipocrisia che oramai è divenuto inconsapevolmente l’insaporitore preferito per condire le notizie e i proclami che ogni giorno lanciano sui media?

Abbiamo potuto osservare la gagliarda passerella mediatica del Governo, affollato in parata per accogliere un terrorista estradato dopo “soli” 40 anni, rivendicando l’operazione come una grande vittoria (seppur senza alcun merito nella vicenda).

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Oppure abbiamo avuto il piacere di vedere il mirabolante video di partenza per il loro viaggio in stile “Road trip” di Di Maio e Di Battista per “cambiare l’Europa”: andare a Strasburgo in automobile, che bella idea ecologica: esistono gli aerei e potrebbero prenderli, come tutte le persone normali, senza usare combustibili fossili, solo per farsi pubblicità (regresso), per poi venirci a raccontare del loro impegno in tema di ambiente e TAV.

Ma no: dobbiamo continuare a chiudere gli occhi davanti alla brutta verità: e cioè che “prima gli italiani“, lo slogan preferito ed eccheggiante ora come allora, tra le file di coloro che ci governano, non significa altro che:

Prima chi la pensa come noi”.

Prima quindi chi vive di espedienti, senza arte nè parte; prima chi non paga le tasse, tanto arriverà il condono. Prima chi non vuole assumere, nè lavorare in regola, ma solo in nero, per non pagare le tasse e avere oltretutto diritto ai sussidi statali.

Prima quella parte di Paese, da nord a sud, che non contribuisce per nulla alla crescita e tantomeno al PIL, ma pesa come un macigno sulle spalle di chi deve lavorare anche per lei: quell’Italia ignorante, sprecona e inetta che è come un bambino viziato, svogliato e ciccione, che non ha voglia nè di studiare nè di lavorare, ma si rimpinza di patatine, si ritiene affascinante perchè glielo dice mamma e crede di diventare ricco coi bitcoin o giocando a Poker online, ma in realtà si farà mantenere dai genitori fino a 50 anni.

Ecco i simboli di quali italiani vengono prima: quelli senza meriti, senza titoli di studio, (studiare costa troppa fatica), ma che hanno solo una gran faccia di bronzo nel raccontare smaccate bugie ai cittadini.

Quelli che vendono apparenza e mai sostanza.

Italiani che si fingono per quello che non sono: uno intelligente, l’altro onesto ma che in realtà purtroppo ormai abbiamo capito che non sono nessuno dei due.

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Written by Monica Pradelli
Giurista e European Project manager. Bibliofila e appassionata di innovazione culturale. Cura un blog su Europa e Fondi europei per la "Gazzetta di Modena" e collabora con Gli Stati Generali con articoli su cultura, Biodiritto e attualità