DAISY E QUEL DISCO D’ORO SCAGLIATO CONTRO BULLI E RAZZISTI

La gioia di Daisy Osakue, a 12 mesi di distanza


Ricordate questo volto? Ricordate la sua storia?

Esattamente un anno fa Daisy Osakue, italiana 23enne nata a Torino da genitori nigeriani, ha rischiato di perdere l’uso dell’occhio sinistro dopo essere stata colpita da un uovo lanciato da tre ragazzi a bordo di un’auto in corsa, a due passi da casa sua, a Moncalieri. Era il 29 luglio del 2018. Di quella drammatica esperienza a Daisy è rimasta una cornea lesionata e la sensazione, vivida, di non essere accettata per il colore della pelle che porta. 

Ieri sera, a 12 mesi da quell’infame aggressione razzista, Daisy ha conquistato il primo oro italiano nell’atletica alle Universiadi scagliando il disco a 61,69 metri di distanza (misura che le è valsa anche il primato personale) e sventolando con un sorriso grande così quella bandiera italiana che qualcuno vorrebbe strapparle via.

Non è l’oro. Non è la vittoria che conta. Avrebbe potuto anche non essere una campionessa, Daisy, ma quella bandiera è e sarà sempre sua. Quel tricolore che avete trasformato in un simbolo d’odio, razzismo ed esclusione, per Daisy è orgoglio, radici, libertà. Lei, italianissima da sempre e da cinque anche per la legge, eppure “straniera” in un paese che, nel frattempo, si è scoperto spaventato, razzista, intollerante. Povero

Questa giovane ragazza italiana che fa il giro del San Paolo vestita d’azzurro e alzando al cielo il tricolore è un’immagine di ordinaria felicità in un’epoca di straordinaria chiusura. Oro o meno, l’Italia appartiene a quelle come Daisy. Si rassegnino gli odiatori. Prima o poi.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.