CON IL SILENZIO AGGHIACCIANTE SU LILIANA SEGRE LA DESTRA È MORTA: ORA POSSIAMO CHIAMARLI FASCISTI

Il momento della standing ovation a Liliana Segre, con l’intero centrodestra seduto in silenzio


C’è qualcosa di sinistro e agghiacciante nell’immagine dell’intera destra italiana – senza eccezioni – che, 74 anni dopo l’apertura dei cancelli di Auschwitz, resta seduta in silenzio, senza applaudire la donna che da quei cancelli è riuscita ad uscire miracolosamente viva e a raccontare l’Orrore che ha visto. E che ha trascorso il resto della sua esistenza per fare in modo che quell’orrore non si ripetesse mai più.

Sono le 19 di ieri e il Senato ha appena approvato con 151 voti a favore la mozione a prima firma della senatrice a vita Liliana Segre per la creazione di una commissione parlamentare straordinaria per il contrasto all’odio, al razzismo, all’intolleranza e all’antisemitismo. All’appello mancano 98 voti: novantotto senatori, appartenenti a Lega, Fratelli d’Italia e persino Forza Italia, che hanno scelto di astenersi di fronte a uno strumento che per la prima volta mette nel mirino una ferita sanguinante del nostro tempo: l’intolleranza violenta che infetta il web e l’intera società e che evoca un’epoca buia della ragione che credevamo di avere ormai debellato. Comunque la si voglia vedere, un segnale potente da parte delle istituzioni, per di più promosso da una donna di 89 anni sopravvissuta all’Olocausto, un monumento vivente alla civiltà e al coraggio, di fronte a cui ci si sarebbe aspettati una condivisione trasversale e bipartisan.

Non solo quella condivisione non c’è stata nella sostanza dei numeri, ma neppure – ed è la cosa più grave – nella forma della rappresentazione politica, incarnata in modo plastico e inquietante dal silenzio di quei 98 senatori, fermi, impassibili sui loro scranni, incapaci – per convinzione, codardia o opportunismo politico – di applaudire chi ha vissuto sulla propria pelle e sulla propria carne quella stagione e dell’odio e che ancora oggi riceve 200 messaggi di odio al giorno da parte degli hater.

In quegli applausi tributati in aula a Liliana Segre sono passati davanti in un lampo 89 anni di storia di questo meraviglioso essere umano, dal giorno in cui, a 8 anni, è stata espulsa da scuola perché “ebrea” alla camera a gas scampata per tre volte ad Auschwitz, fino alla nomina a senatrice a vita da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Guardate questa immagine. Guardatela bene, perché sarà ricordata per sempre come il momento esatto in cui il centrodestra europeo e liberale (o quel che ne rimaneva) è definitivamente morto per modificarsi geneticamente in una destra estrema, razzista, xenofoba, oscurantista, anticostituzionale, che protegge, alleva e alimenta orde di belve assetate d’odio, che fa affari coi russi, strizza l’occhio ai fascisti e non festeggia il 25 aprile.

Una destra che non sente l’urgenza fisica, la necessità storica di alzarsi in piedi e spellarsi le mani di fronte a una donna straordinaria come Liliana Segre non è più nemmeno destra. È persino difficile comprendere fino in fondo cos’è e l’abisso nel quale ci sta trascinando. Ma, qualunque cosa sia, la combatteremo in ogni luogo e con ogni mezzo. Oggi come ieri. Più di ieri. Lo dobbiamo a Liliana e a tutte le Liliana che non ci sono più. Quell’applauso, quella standing ovation, era per loro.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.