CON CAROLA, ASPETTANDO GLI ODIATORI SULLA RIVA DEL FIUME

Carola Rackete


Ehi, mi vedi? Sono io, un buonista. Ti stavo aspettando qui, sulla riva del fiume.

Lo sai, non vedo l’ora di sentire quei milioni di italiani che, come te, nell’ultima settimana sono diventati tutti inflessibili difensori delle leggi italiane e fieri protettori della patria che neanche Gabriele D’Annunzio a Fiume, dopo averle usate per 30 anni entrambe come pezze da piedi. Le leggi e la patria.

Non ti sei vergognato neanche un po’ di essere italiano nel vedere il tuo ministro degli Interni che non rispetta il verdetto di un giudice e ordina ad un prefetto su Facebook di espellere in modo sommario e coatto una cittadina europea incensurata la cui unica colpa è stata quella di “aver salvato vite umane”?

Sì, dico a te, che per una settimana hai invaso ogni singola bacheca postando e condividendo bufale e fake news di ogni genere e tipo su Carola, su suo padre, suo nonno, sua mamma, che l’hai accusata di furto di carte di credito, uso e possesso di cocaina, di aver mentito sulla patente nautica, tu che le hai dato della “schiavista di negri”, della scafista, della trafficante di esseri umani, della pirata, della fuorilegge, come riesci, la sera, a guardarti ancora allo specchio senza sentirti a disagio? Magari hai anche una figlia che ti dorme a fianco. Come fai a guardarla negli occhi, al mattino, senza abbassare lo sguardo?

photo @ga

Non ti sfiora mai il sospetto che, mentre tu ogni giorno urli “pidiota” o “zecca comunista” come un disco rotto, qualcuno ti stia usando? Non ti viene mai il dubbio che quella rabbia che covi dentro possa essere utilizzata meglio che per accanirsi su 40 esseri umani senza un euro, una famiglia, un presente e un futuro, sdraiati come bestie per settimane sul pontile di una nave, con i segni delle bastonate ancora sulla schiena, che hanno visto morire i propri compagni di viaggio in mare o tagliare piedi e mani ai propri amici in un lager, che non hanno nessuna intenzione di rubarti il lavoro e spesso neanche vogliono fermarsi in Italia?

Non ti sfiora mai l’ipotesi che qualcuno ti stia dando in pasto quotidianamente, come in un enorme lavaggio del cervello, un nemico immaginario che tu non hai mai visto se non di sfuggita per strada, con cui non hai mai parlato, non sai chi sia, che voce abbia, cosa pensa, cosa sogna, cosa prega? Ti hanno detto solo che lo dovevi odiare. E tu, come sempre, hai ubbidito.

Mai, neanche per un attimo, ti è venuto il dubbio che qualcuno si stia prendendo gioco di te? Che la tua vita non migliorerà di un millimetro quando i prossimi 40 disperati saranno finalmente fatti sbarcare in Libia o in Tunisia o a Malta o in qualunque altro porto del globo terracqueo tranne l’Italia?

Perché io, vedi. Io, se fossi in te, sarei terrorizzato dalla paura di svegliarmi, un giorno, quando Carola sarà tornata in Germania da dieci anni e, nel frattempo, magari avrà cambiato lavoro e aperto un ristorante o un negozio di arredamento, quando le Ong saranno definitivamente sparite dal Mediterraneo e nel mare non ci saranno più né ambulanze né testimoni, i migranti trasformati in clandestini ed espulsi a migliaia su un treno per l’Est Europa o su un volo destinazione Tripoli, quando sulla metro ci sarà il posto riservato agli italiani, e scoprire che la mia pensione è rimasta la stessa (o lievemente diminuita), non ho fatto la carriera che speravo (in compenso ho qualche diritto in meno), il vicino di casa mi odia esattamente come mi odiava prima e la gente continua a non salutarsi neanche sull’ascensore. 
Tutti bianchi, italianissimi, etero, battezzati, e incazzati come prima. Soli. Terribilmente soli. E, questa volta, senza neanche più una Capitana Carola su cui sfogarsi o 40 “negri” a cui dare la colpa di tutto.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.