CHI VOTA SALVINI NON CHIEDE “PRIMA GLI ITALIANI” MA “DOPO GLI AFRICANI”

Matteo Salvini durante un comizio


Non c’erano minori, e sono 15.

Non sbarcheranno mai, e tra poche ore sbarcheranno.

Non ci sono porti aperti, e nessuno è mai stato chiuso.

Non partono più barconi, e ogni giorno si apre una nuova crisi.

Non muoiono più in mare, e muoiono più (e peggio) di prima, in mare come in terra.

Non si sarebbe mai rifugiato dietro l’immunità, e si è rimangiato pure questa.

Nulla di quello che dice questo piazzista d’odio è reale. Se lo votassi, se ci credessi, se pensassi che la vita di un migrante valga meno della mia, oggi, come italiano, sarei davanti al Viminale per chiederne le dimissioni immediate.

Ma non accadrà, perché a nessuno interessa davvero se quello che dice è vero o anche solo verosimile. Nessuno crede davvero che tenere in ostaggio 47 disperati possa cambiare, anche solo incidentalmente, la propria vita. Si accontentano di sapere che c’è qualcuno che sta peggio di loro, che viene trattato in modo più disumano, che non abbia neppure quei pochi diritti che a noi (ancora) sono rimasti. Non gli interessa che la vita di un italiano sia più decente e dignitosa, purché sia meglio di quella di un africano. Sono diventati a loro insaputa guardoni del dolore altrui, voyeur della miseria del mondo, come se la sofferenza di qualcun altro potesse esorcizzare in qualche modo la loro.

La nave Sea-Watch 3

Prima ancora di potercene rendere conto, quell’imbarcazione targata Sea-Watch, visibile a occhio nudo a poche miglia dalla costa siciliana, è diventato uno zoo viaggiante della disperazione umana, amplificato da decine di droni e telecamere che non perdono un istante di questa Via Crucis contemporanea. È una telecamera puntata 24 ore su 24, 7 giorni su 7, su un pezzo di mondo che vogliono poter guardare abbastanza vicino da spiare, ma abbastanza lontano da non diventare loro, quel pezzo di mondo. Succederà. Non oggi, ma succederà. È sempre successo così.  È solo questione di tempo. A un certo punto anche Salvini non ci sarà più a illuderli che tutto andrà bene fin quando “questi” se ne staranno a casa loro, che nessuno gli toglierà il lavoro, che finiranno come per magia furti e rapine, che le “nostre donne” smetteranno di essere violentate, e che potranno finalmente godersi la meritata pensione. Per questo è così importante che oggi il “Capitano” non crolli, che resti lì, ancora per un po’ almeno, il tempo da permettergli di trovare un nuovo nemico da incolpare.

E allora sfatiamo anche l’ultima ipocrisia del sovranismo. Per mesi, anni, questi imbonitori da tastiera hanno invaso ogni spazio ripetendo con cinica, ossessiva, costanza “Prima gli italiani”, quando sarebbe bastato dirgli “Dopo gli africani”. Sarebbe stato più onesto, e almeno, una promessa, una soltanto, l’avrebbero sul serio mantenuta.

Non è neppure una guerra tra poveri, non è neppure una guerra. Le guerre muovono furia, sangue, violenza. Qui l’unica cosa che ancora  si muove è la meschineria. Salvini non è altro che l’innesco, il detonatore mediatico di una bomba che da anni era sul punto di scoppiare ma che, tra mille difficoltà, siamo sempre riusciti a non fare esplodere. E, quando le bombe esplodono, non guardano il colore della pelle o la carta d’identità, fanno macello di tutto quello che trovano intorno. Il resto della storia lo conoscete.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.