CARO PARLAMENTARE GRILLINO, COSA RIDI?

Un momento di Italia 5 Stelle
Caro parlamentare grillino che oggi siedi inspiegabilmente in Parlamento, cosa ridi? Cos’hai da ridere sempre? Io ti conosco, so chi sei, ti ho visto mentre sgomitavi in agorà improvvisate, davanti a 10 persone, a volte 15, mentre ti mettevi indosso una pettorina per non assomigliare a un politico. Anche quello era un travestimento. Eri buffo, banale, ridicolo, ma almeno lì sotto c’era qualcosa di vero, di reale. Era reale il freddo che hai preso in quei banchetti, era reale la passione che ci mettevi per – com’è che dicevi? – diventare “il sindaco del tuo metro quadrato.” Era reale persino l’illusione un po’ infantile che, se il cittadino si fosse messo a fare politica, si sarebbe ripreso in mano trent’anni di diritti negati. Non era così semplice come pensavi, vero? Ora lo hai capito. Però, quantomeno, allora ci credevi. Per un attimo, anche solo per un attimo, ci hai creduto.

Alla fine ce l’hai fatta, sei diventato senatore, deputato. Onorevole, pardon… quanto ti fa godere sentirtelo dire, anche se in tv, quando qualcuno ti chiama così, ancora scuoti la testa, alzi le mani (“Portavoce, prego”) in una sorta di riflesso condizionato che scatta in automatico, senza che neppure ti ricordi più perché. Tutto finto, tutta una messinscena. Nemmeno la tua faccia è più reale, modificata geneticamente, diventata uguale a quella di centinaia di altri parlamentari che votano leggi che non hanno letto, firmano atti che non conoscono, condividono video che non hanno visto. E, ogni volta che fai questo, ogni singola volta, tu ridi. Non sai neppure bene perché, ma ridi, anche in questo sei diventato così simile al tuo capo. Dopotutto, diciamocelo, se non ridi tu che hai vinto un biglietto della lotteria da 800mila euro in 5 anni (che prima di entrare lì dentro quella cifra non l’avevi vista neanche in 5 delle tue vite precedenti), beh, non so davvero chi dovrebbe ridere oggi in Italia. E non venirmi a raccontare la favola delle restituzioni. Almeno a me, risparmiarmela.

Sei entrato in Parlamento per aprirlo come una scatoletta di tonno e neanche ti sei reso conto che hai finito per diventare tu il tonno e pure la scatoletta, tutto insieme. E ridi. Hai passato sette anni a farci due palle così sulla Costituzione, hai girato in lungo e in largo l’Italia in motorino per difenderla, e in sette mesi l’hai calpestata neanche fosse un tappetino del bagno. Sette anni a concionare di diritti sociali, disoccupazione e welfare, e in sette mesi hai cancellato la parola lavoro da questo Paese. In sette mesi sei passato come un rullo compressore sulle istituzioni su cui tu stesso siedi, hai votato condoni edilizi, norme che salvano imputati, devastano l’ambiente, la cultura, lo stato di diritto, quel po’ di garantismo ancora rimasto, misure che tolgono lavoro ai giovani, tagliano le gambe a quelle poche imprese che a fatica resistono; sei stato zitto quando hanno chiuso i porti e la gente moriva in mare o veniva riportata a marcire – li sì, a marcire davvero – nei lager libici: anzi, hai pure avuto il coraggio di venirci a spiegare che era giusto così.

photo @ga

Hai persino messo la tua firma su leggi grazie alle quali in questo esatto momento uomini, donne e bambini vengono deportati in quanto neri ed extracomunitari. Hai fatto tutto questo perché qualcuno ti ha detto che era giusto così, e tu non hai osato alzare un sopracciglio perché, dopotutto, non é te che vengono a prendere con l’esercito e deportano dal giorno alla notte, senza preavviso, non c’è tuo figlio su quel pullmann, non c’è la tua famiglia. Magari, chissà, un giorno verranno a cercare te mentre stai dormendo e non potrai fare a meno di chiederti come è stato possibile tutto questo, come siamo arrivati sino a qui, chi ha potuto permetterlo… Ma per ora non succederà. Non a te. Dormi pure sonni tranquilli. Però, caro parlamentare grillino, spiegami solo una cosa: che cosa avrai mai sempre da ridere…?

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.