CARO AMADEUS, L’UNICO “GRANDE UOMO” È QUELLO CHE SA CHIEDERE SCUSA

Amedero Sebastiani, in arte Amadeus


Caro Amadeus,
sono un uomo di 36 anni, sono un maschio. Sono uno delle milioni di persone che ha provato disagio fisico nel sentire che l’unica cosa che aveva da dire delle cinque grandi professioniste che aveva al suo fianco in conferenza stampa è stato: “Bella, belle e bellissime”. Uno dei milioni che è rimasto senza parole nell’apprendere che ha “scommesso” su una donna per “la sua capacità di stare un passo indietro a un grande uomo.”

Ma non è questa la cosa che più mi ha sconvolto, e non è per questo che le scrivo. Dopotutto, pensavo, capita a tutti di sbagliare, di essere mal interpretati, e di finire involontariamente schiacciati nel tritacarne mediatico del Festival di Sanremo. Un grande uomo – a proposito di grandi uomini – non è colui che non sbaglia mai, ma chi lo sa riconoscere e chiedere scusa.

E invece è accaduto che, a chi ieri le ha fatto notare civilmente e con la massima educazione il suo errore, alle tante donne che si sono sentite offese nel proprio intimo per le sue parole, non ha trovato di meglio che rispondere, citando goffamente Massimo Troisi, che lei è responsabile solo di quello che dice, non di quello che la gente capisce. Dimostrando, così:
a) di non aver capito che ad essere inaccettabile non è l’interpretazione delle cose che ha detto ma proprio le parole che ha utilizzato;
b) di ignorare totalmente il ruolo che, con grande merito, la massima professionalità ed enormi sacrifici, si è guadagnato nel corso della propria carriera: la conduzione del Festival di Sanremo.

Ed è proprio questo il punto: rimarcando quelle parole come un disco rotto, “Bellissime”, “Fidanzate di…”, lei consapevolmente o meno sta dicendo a un intero Paese che, se non fosse stato per quello, se non fosse per il loro aspetto fisico o i loro “grandi” uomini, loro, invece, a differenza sua, non sarebbero sedute lì al suo fianco. E non c’è bisogno di scomodare il Medioevo: ciò che dice esprime semplicemente un pensiero che ancora oggi è nascosto nel subconscio di milioni di persone: che la donna perfetta è bella, non necessariamente brava, grata dello spazio concesso e che, soprattutto, sa stare al proprio posto.

Aveva l’occasione unica di compiere il gesto più civile e femminista di tutti: chiedere scusa. Avrebbe mandato un messaggio straordinario dal palco più prestigioso di questo Paese. Ha scelto di fare quello che fanno tutti gli uomini di potere: offendersi e offendere.

La prossima volta lasci perdere Troisi e ascolti Papa Francesco.
Le auguro di vivere e realizzare un gran Festival. E non ho dubbi che ne sarà all’altezza.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.