BOUBAKAR, L’EROE TIMIDO CHE HA SALVATO DUE ITALIANI. MA PER IL GOVERNO PRESTO SARÀ UN “CLANDESTINO”

Boubakar Manneh (foto la Repubblica)


Boubakar ha 19 anni e più vita alle spalle di quanta noi potremmo veder passare in un’esistenza intera.

Boubakar è un rifugiato del Gambia, ha viaggiato per due anni da solo, a piedi o con mezzi di fortuna, in mezzo al deserto, sotto 50 gradi al sole, poi sette mesi in Libia come saldatore (“il mestiere di mio padre”) per pagarsi la traversata verso l’Italia.

Boubakar ha salvato la vita a due persone – due italiani – a distanza di otto mesi, a Genova, e per due volte non l’ha raccontato a nessuno. Se non ci fossero state le telecamere a circuito chiuso della stazione, a quest’ora nessuno lo avrebbe mai saputo. Nessuno saprebbe neanche che Boubakar esiste.

Boubakar ha visto una donna buttarsi contro il treno in corsa. Un tentato suicidio. Tentato, perché Boubakar si è lanciato sui binari senza pensarci un attimo, l’ha afferrata, l’ha portata via. Proprio come a dicembre: allora fu un uomo, 10 chilometri più a ovest. Per il resto stessa storia, stesso copione, stessa composta modestia. Quando gli hanno chiesto chi glielo avesse fatto fare, Boubakar si è fatto serio: “Non sopportavo l’idea di vedere morire una persona davanti a me.”

Boubakar ne ha viste troppe per poter aver ancora paura. “Un giorno camminavo con un caro amico, in Libia. A un certo punto gli hanno sparato in testa. Così. Senza motivo”.

Boubakar ha i due incisivi davanti grigi, senza vita, spaccati da una guardia con il calcio di un fucile per aver ceduto la sua razione di cibo a un compagno che non si reggeva in piedi.

Nell’inferno di un lager libico

Boubakar era ancora minorenne quando è sbarcato in Sicilia. Per campare lavora come aiuto cuoco, ha talento, estro, ai fornelli ci sa fare. Da qualche mese è ospite nel centro Sprar di Arenzano e, a breve, scadrà il suo permesso. E, col Decreto sicurezza, rischia di diventare dalla sera alla mattina un clandestino, un irregolare, un indesiderato, un fantasma. Uno di quelli a cui dare la colpa per il solo fatto di esistere. Di disturbare la nostra coscienza.

Boubakar è un eroe. Lui non lo dirà mai. È troppo timido. E forse ha anche ragione. Forse è solo uno che si è stancato di vedere gente morire. E ora chi glielo racconta, a Boubakar, che questo paese, l’Italia, il paese in cui è diventato uomo, si è stancato di quelli come lui?

Boubakar ha salvato la vita a due italiani. Ma non ha bisogno di “grazie” né di medaglie. Solo di sentirsi finalmente considerato un cittadino, un essere umano. L’Italia non ha bisogno di eroi. L’Italia ha bisogno di Boubakar.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.