ADUT AKECH, DA RIFUGIATA A MODELLA DELL’ANNO, LOTTANDO CONTRO IL RAZZISMO

Adut Akech, 20 anni il prossimo 25 dicembre


Lei è Akech Bior, in arte Adut Akech, è un ex bambina rifugiata, una delle donne più belle del mondo e, da ieri, modella dell’anno 2019 ai British Fashion Awards.

Questa storia comincia il giorno di Natale di 20 anni fa, nella periferia del Sud Sudan, in uno dei luoghi più poveri ed estremi al mondo. Prima che Adut possa averne memoria, la sua famiglia fugge: dalla guerra e dalla miseria. I suoi primi 7 anni Adut li trascorre nel campo profughi di Kakuma, in Kenya, insieme alla madre e ai suoi cinque fratelli. La terra promessa si chiama Australia, dove la famiglia riesce miracolosamente a emigrare.
Adut si forma e cresce ad Adelaide. Ma non è una passeggiata di salute. A scuola impara a conoscere una parola nuova, dolorosa: razzismo.
“Ero bullizzata dalle ragazze più popolari per il colore della mia pelle, i miei capelli, la distanza tra i denti che ho imparato ad amare – dirà – Questo mi ha fatto sentire molto insicura. Poi è scattato il ‘chissenefrega’ e mi sono ripetuta in continuazione che ero bella.”

Adut, in realtà, non è bella. È una dea. Una via di mezzo tra Grace Jones, Alek Wek e Naomi Campbell. Con un segno particolare unico: quello spazio tra gli incisivi che per qualunque modella sarebbe un difetto fatale. In lei è grazia. È fascino. È vita. A 15 anni firma il suo primo contratto da professionista. Da quel momento è una cavalcata trionfale. In pochi anni sfila per le case di moda più importanti del mondo, conquista cinque copertine di Vogue e viene inserita dalla rivista “Time” tra le 100 personalità più influenti al mondo. E, nel frattempo, torna spesso in Africa, come testimonial e come volontaria. Insieme alle Nazioni Unite, collabora come volontaria al campo rifugiati in cui ha trascorso la sua infanzia. Il cerchio che si chiude.

E invece no.
Un giorno concede una lunghissima intervista sui diritti umani dell’Africa a un noto giornale di moda australiano. Accanto al testo compare la foto di una modella nera bellissima. Con un piccolo particolare: non è lei. La reazione di Adut è durissima. “Per i bianchi i volti delle donne nere sono tutti uguali. A una modella bianca non sarebbe mai capitato.”
L’ombra del razzismo che ancora una volta ritorna. E non conosce età, soldi, fama, condizione sociale.

Ma Adut non si rassegna. Lavora e combatte come e più di prima. Il 2019 è l’anno della consacrazione. Culminato nella serata di ieri, quando è salita sul palco della Royal Albert Hall, accompagnata da una standing ovation da brividi. Qualcuno a un certo punto le ha chiesto un commento e Adut ha ripensato alla sua vita, agli anni vissuti nella povertà assoluta, agli uomini e alle donne che ha conosciuto, alle centinaia di migliaia di morti e ai milioni di profughi del suo Paese in guerra. E poi ha parlato:

“Che una come me vinca questo premio è una rarità, dovremmo ricordarlo tutti”. E ha aggiunto. “La dedica è a tutte le giovani donne e ai giovani uomini che in me si sono sentiti rappresentati e riconosciuti”.

Bellezza.


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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.