ABBIAMO ESERCITI NEONAZISTI IN CASA, MA IL PROBLEMA DELL’ITALIA SONO 40 MIGRANTI SU UN BARCONE

L’arsenale scoperto dalla procura di Torino (photo Adnkronos)
Fascismo? Ma quale fascismo!” “Sono solo ragazzi un po’ annoiati.” “È un’invenzione del Pd per distrarre l’attenzione dai bambini di Bibbiano.” E, ancora: “Il fascismo non esiste.” Figuratevi il nazismo.

Per mesi, quando abbiamo osato lanciare l’allarme, ci siamo sentiti dare dei mitomani, dei paranoici, nella migliore delle ipotesi dei “comunisti”. “Nazismo e fascismo appartengono al passato. Chi dice il contrario è fuori di testa” ci ha continuato a ripetere il ministro degli Interni Matteo Salvini, quasi come un mantra da mandare a memoria per milioni di seguaci adoranti.

Poi una mattina ti svegli e scopri che quei fantasmi di un lontano passato erano in realtà persone in carne e ossa, milizie d’assalto che, nel silenzio di un’opinione pubblica narcotizzata, stavano organizzando un vero e proprio esercito occulto, con tanto di arsenali nascosti nei seminterrati di mezzo nord Italia, tra armi da guerra, fucili d’assalto di ultima generazione e addirittura un missile terra-aria. È quanto ha portato alla luce un’indagine coordinata dalla procura di Torino, con il coinvolgimento delle Digos di Milano, Varese, Pavia, Novara e Forlì. Ragazzi, già, solo ragazzi. Alzi la mano chi di noi non ha mai nascosto un missile aria-aria in cantina…

Matteo Salvini

Tra i tre arrestati, figura anche quel Fabio Del Bergiolo, ex ispettore delle dogane specializzato nell’antifrode, militante di Forza Nuova e già candidato nel 2001 al Senato nel collegio di Gallarate. Avremmo potuto averlo in Parlamento, lo ritroviamo quasi vent’anni dopo intento a mettere in piedi un’organizzazione para-militare di estrema destra. Il confine tra politica e lotta armata è sottile come un elastico. Un elastico che esponenti di punta dell’attuale governo (Salvini e Lega in testa, con l’omertà complice del Movimento 5 Stelle) contribuiscono a tirare quotidianamente. A furia di tirarlo, prima o poi si romperà. Forse è già successo, senza che ce ne siamo accorti.

Il blitz delle forze dell’ordine a Torino e nel nord Italia ha svelato appena la punta di un iceberg che da anni galleggia sul pelo dell’acqua della nostra società, coperta da una patina di superficialità e negazionismo. Sacche residuali di neofascismo – e financo neonazismo – sono sempre esistite. Ma oggi, per la prima volta dal dopoguerra, hanno trovato un terreno politico fertile su cui poggiare mani e piedi. Godono di protezione, omertà, tolleranza, persino un certo sdoganamento estetico e culturale. Dieci anni fa sarebbe stato inconcepibile vedere un editore dichiaratamente fascista invitato al Salone del Libro di Torino. Oggi non solo è la normalità. Ma, se osi alzare un sopracciglio, finisci pure per passare per illiberale. Quasi che il fascista, tra i due, fossi tu.

photo @ga

Mentre ogni giorno emergono sempre più chiaramente prove della ricostituzione di un vero e proprio esercito dell’ultradestra, con le sue armi, la sua struttura, i suoi riti, le sue ramificazioni internazionali, c’è un ministro (e un intero governo) che quotidianamente nega ogni rigurgito, alimentando scientemente una sorta di terrore controllato, di caos organizzato, in cambio di un pugno di voti. Salvini non è fascista, nella misura in cui non è razzista, non è sovranista, né probabilmente è mai stato neppure fino in fondo leghista. Salvini è una maschera comica dell’italianità, con sfumature tragiche. È quello che gli italiani vogliono che sia. Non lo sentirete mai dire apertamente una parola di condanna del fascismo, perché ha capito la più preziosa – e terribile – delle verità: che la maggioranza degli italiani non è fascista, ma non ama che gliene si parli, quasi in un riflesso condizionato di rifiuto e vergogna per un passato troppo scomodo. Più in generale, il popolo non ama chi gli punta il dito contro ma esalta chi gli racconta che il nemico è altrove, che la colpa di tutto è fuori, altro da sé, possibilmente con la pelle scura o abbastanza fragile e disperato da non potersi difendere. Il migrante. Lo straniero. La “ricca viziatella tedesca”. E così, nel silenzio generale, ci ritroviamo sotto casa interi eserciti di neonazisti armati fino ai denti e pronti alla guerra. Ma il problema del nostro paese, si sa, sono 40 migranti su un barcone che dalla guerra cercano disperatamente di scappare.

In fondo, non abbiamo fatto altro che mettere in pratica le teorie di Carl Schmitt che, a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, nella Germania in cui si faceva largo un giovane Adolf Hitler, forniva una sua personale definizione del “nemico”. “Il nemico politico – diceva il futuro ideologo del partito nazista – non è colui con il quale si è in concorrenza sul piano economico, ma l’altro, lo straniero.” E il resto della storia lo conosciamo.

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Written by Lorenzo Tosa
35 anni, giornalista professionista, grafomane seriale, collabora con diverse testate nazionali scrivendo di politica, cultura, comunicazione, Europa. Crede nel progresso in piena epoca della paura. Ai diritti nell’epoca dei rovesci. “Generazione Antigone” è il suo blog personale.